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Cognition and communication in the evolution of language / Anne Reboul. - Oxford : Oxford University press, 2017

This book proposes a new two-step approach to the evolution of language, whereby syntax first evolved as an auto-organizational process for the human conceptual apparatus (as a Language of Thought), and this Language of Thought was then externalized for communication, due to social selection pressures. Anne Reboul first argues that despite the routine use of language in communication, current use is not a failsafe guide to adaptive history. She points out that human cognition is as unique in nature as is language as a communication system, suggesting deep links between human thought and language. If language is seen as a communication system, then the specificities of language, its hierarchical syntax, its creativity, and the ability to use it to talk about absent objects, are a mystery.

© Il libro sul sito dell'editore: Oxford University Press

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Dove va la lingua italiana? / a cura di Jader Jacobelli. - Bari : Laterza, 1987

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Dragomanni, sovrani e mercanti : pratiche linguistiche nelle relazioni politiche e commerciali del Mediterraneo europeo / a cura di Margherita Di Salvo e Cristina Muru. - Pisa : ETS, 2017

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Il gusto della nostra lingua : pagine di storia dell'italiano / Silvia Morgana. - Firenze : Cesati, 2017

Il «gusto della nostra lingua» (Parini) è stato variamente declinato nel corso della storia linguistica italiana, come testimoniano i saggi qui raccolti. È stato ideale di decoro e di eleganza per Federico Borromeo; lotta contro l'affettazione e ricerca di uno scaltrito pluristilismo, all'interno di una classicità rinnovata, per Parini polemista; ricerca del buon uso moderno, documentato in «nobili e giudiziosi scrittori», ma anche nell'uso vivo di Firenze, per Gherardini lessicografo; esigenza di rivitalizzare la lingua italiana che «non ha leggiadria né colorito se non in quanto si fa bella delle penne dei dialetti» per Giovanni Rajberti; incetta di risorse espressive e creatività linguistica per Carlo Dossi; abile riuso seriale di parole e immagini per Guido da Verona e Liala, regina del "rosa" nostrano; nuova libertà nel rapporto tra linguaggio grafico e verbale per i contemporanei Igort e Gipi. Ma il «gusto della nostra lingua» è stato anche e soprattutto la forte aspirazione all'unità e alla diffusione dell'italiano come elemento di identità nazionale quando si voleva fare l'Italia: ed è stato potente collante unitario per i nuovi italiani dell'Italia "plurale" del 1861, come può esserlo per i nuovi italiani dell'Italia di oggi, multilingue e multiculturale.

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