Ultimi arrivi

In Italia, già a partire dagli ultimi decenni del Settecento, grazie alla presenza dei modelli di riferimento, l'attenzione per la raffigurazione animalista è tale che molti scultori iniziano a dedicarsi a questo genere artistico, coniugando la terribilità della scultura antica con la forza dei modelli cinquecenteschi. Da questo momento, il genere animalista nella scultura italiana è sempre presente e persistente per tutto il corso del secolo XIX, seguendo in parallelo le ricerche naturaliste e romantiche prima, e quelle realiste poi, con una linea di continuità creativa che prosegue vivacissima nella seconda metà del secolo e, ininterrotta, giunge al XX secolo risultando ancora oggi, nel contemporaneo, molto praticata dagli scultori italiani emergenti. Una inequivocabile attenzione al genere, certamente in contrasto con quanto sostenuto da tutta la critica francese - anche la più recente - secondo la quale la scultura animalier, "che non risulta praticata dagli italiani", nasce in Francia in epoca romantica a far capo dall'esposizione della «Tigre che divora un coccodrillo» di Antoine-Louis Barye al Salon parigino del 1831.
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Come è cambiato il modo di guardare l'arte negli ultimi decenni? Quali opportunità si sono aperte per la storia dell'arte e il suo spettatore con l'avvento di internet e delle tecnologie informatiche? Il volume affronta il mutamento dello sguardo prodotto dalla digitalizzazione del patrimonio culturale e il diffondersi di un nuovo rapporto con le immagini, basato da un lato sulla conquista di un ruolo spettatoriale attivo e dall'altro sulla metamorfosi continua delle forme artistiche. Che si tratti di memorie elettroniche multimediali o di big data divenuti immagine, di analisi computazionale dei dipinti o di opere create dall'intelligenza artificiale, i processi di ibridazione uomo-macchina che si verificano oggi nel campo dell'arte mettono in particolare risalto la svolta cognitiva in atto, offrendo un punto di vista privilegiato da cui valutarla.
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This book is a visionary collection of writings by Eugenia Barba, founder of the Odin Teatret, and one of Europe's most influential theatre directors. This lavishly illustrated volume details the interchange of Western and Asian acting technique, new scientific thought, and theatre anthropology in his work. He unites performance and ecology in the cultural politics of the "floating islands."
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Eugenio Barba es el último de los reformadores del teatro contem-poráneo. Nació en 1936 en Italia. Emigró a Noruega en 1954 y trabajó como soldador y marinero. A la edad de 24 años se licenció en Litera-tura e Historia de las religiones en la Universidad de Oslo. Ese mismo año (1961) empezó a estudiar Dirección teatral en Varsovia y posterior-mente trabaja como ayudante de dirección de Jerzy Grotowski, quien, aún desconocido, se encontraba dirigiendo el "Teatro de las 13 Filas" en Opole, una pequeña ciudad de provincia. Después de tres años, Barba regresa a Oslo y funda el Odin Teatret, destinado a convertirse en un punto de referencia importante para el teatro contemporáneo. .....
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Et stykke kultur- og teaterhistorie, men også et indblik i 70’ernes hippiekultur og nysgerrighed over for verdens mangfoldige livsformer.Den fjerde dør skildrer en praksis Odin Teatret ”opfandt” – eller opdagede – i den Syditalienske landsby Carpignano. Her – i perioden maj-oktober 1974 – blev teatrets første udendørs aktiviteter til med forestillinger og gadeparader, og her opstod Byttehandlen både som begreb og fremgangsmåde.Odin Teatret har i alt skabt 74 forestillinger og spillet i 63 lande i mange forskellige sociale sammenhænge. Gennem disse erfaringer er der vokset en særlig Odin kultur frem, som er baseret på kulturel forskellighed og 'byttehandelsprincippet': Odins skuespillere præsenterer sig selv med deres arbejde f
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Il puntuale e approfondito studio di Francesca Stroppa muove dalla constatazione dell'impossibilità di esaminare i cicli pittorici senza comprendere la struttura architettonica nella quale sono allocati, mentre rileva che non può essere elusa la necessità di considerare le fonti iconografiche, agiografiche e più in generale documentarie e le dettagliate analisi di restauro. L'autrice mette così in campo un intreccio di elementi finora neanche immaginato, per offrire dati utili a una diversa prospettiva di lettura che integri informazioni fino a questo momento scollegate le une dalle altre, offrendo una più articolata scansione interpretativa dell'esemplare del caso bresciano.
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