Ultimi arrivi

In "1789, i sogni e gli incubi della ragione", ho preso in esame alcune delle immagini tipiche della cultura rivoluzionaria francese nel contesto del neoclassicismo europeo. L'opera studia le forme in cui, proclamando la vittoria dei grandi princìpi, si è sperato di renderli comprensibili e di diffonderli. Questa vittoria fu spesso rappresentata come un'aurora. Quest'arte che volle espellere l'ombra ci sembra avere attinto alla sua piena grandezza solo in quegli artisti che, come Goya, hanno avvertito in loro stessi e attorno a loro il ritorno minaccioso dell'ombra.
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Voir le théâtre japonais en Européen. Le vivre au jour le jour tout en saisissant ce qu'il engendre comme souvenirs du théâtre de Genet, Mnouchkine, Brook ou Vitez. «Les mythes se re-pensent entre eux», dit Lévi-Strauss. Les théâtres aussi. Dans des séquences brèves, Georges Banu surprend les moments d'un art porté à son comble - la disparition de l'acteur de nô, les exploits des maîtres de kabuki, la grâce de Tamasaburo ou les danses de Ohno - tout en révélant ce dont on ne parle jamais : la salle et ses passions. Son sommeil et son agitation, ses cris et ses cadeaux. Salle de spécialistes qui saluent l'art d'un acteur et la gloire de son nom. Si le Japon est l'empire des signes, son théâtre est l'empire du nom. C'est lui qu'on honore là où l'acteur s'en va sans plus jamais revenir. L'acteur qui ne revient pas - récit-aveu dans l'intimité d'une image : l'acteur du non-retour.Un aperçu historique présente les principales formes de théâtre traditionnel japonais : le nô, le kabuki et le bunraku.
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Accanto alla Rivoluzione francese, tra la fine del Settecento e gli inizi dell'Ottocento, ha avuto luogo un evento assai meno appariscente ma dagli esiti altrettanto decisivi per la storia dell'uomo: la scoperta dell'elettromagnetismo e le sue prime applicazioni. Alcune eccezionali figure di artisti non tardarono a intuire l'importanza di queste nuove energie. Lo svizzero Fussli, lo spagnolo Goya, il francese David, l'italiano Canova e infine gli inglesi Blake e Turner ripudiarono lo spazio prospettico tanto caro all'età moderna e collocarono figure guizzanti, o attorte e rattrappite in una sorta di etere informe, molto simile a quello in cui scorrono le onde delle nostre telecomunicazioni.
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What is a theatre laboratory? Why a theatre laboratory?This book tries to answer these questions focusing on the experiences and theories, the visions and the techniques, the differences and similarities of European theatre laboratories in the twentieth century. It studies in depth the Studios of Stanislavski and Meyerhold, the school of Decroux, the Teatr Laboratorium of Jerzy Grotowski and Ludwik Flaszen, as well as Eugenio Barba’s Odin Teatret.Theatre laboratories embody a theatre practice which defies the demands and fashions of the times, the usual ways of production and the sensible functions which stage art enjoys in our society. It is a theatre which refuses to be only art and whose radical research forges new conditions with a view to changing both the actor and the spectator. This research transforms theatrical craft into a laboratory which has been compared to the laboratory of the alchemists, who worked not on material but on substance. The alchemists of the stage did not operate only on forms and styles, but mainly on the living matter of the theatre: the actor, seen not just as an artist but above all as a representative of a new human being.Laboratory theatres have rarely been at the centre of the news. Yet their underground activity has influenced theatre history. Without them, the same idea of theatre, as it has been shaped in the course of the twentieth century, would have been different. In this book Mirella Schino recounts, as in a novel, the vicissitudes of a group of practitioners and scholars who try to uncover the technical, political and spiritual perspectives behind the word laboratory when applied to the theatre.
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Trent'anni di storie, incontri e collaborazioni tra i protagonisti della moda italiana e i grandi interpreti della scena teatrale internazionale. Un affascinante viaggio nell'eleganza, tra costumi e abiti di scena e da concerto, bozzetti e illustrazioni che accostano mondi stilistici opposti ed epoche diverse. L'eccellenza della tecnica di realizzazione dei capi disegnati dai più famosi stilisti italiani nell'arte della creazione degli abiti di scena.
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Marc Steinberg, uno dei più accreditati studiosi dei media giapponesi, spiega che gli anime - i disegni animati nipponici - costituiscono il fulcro di un sistema di connessioni tra personaggi, media, prodotti, supporti e forme di consumo. Questo anime system, a sua volta, funziona sulla base di una complessa polimedialità definita in Giappone media mix. Steinberg analizza le dimensioni chiave del fenomeno, a partire dall'ingresso degli anime nel medium televisivo negli anni Sessanta. Dopo aver chiarito la natura dell'estetica degli anime e il rapporto viscerale del pubblico giapponese con i personaggi animati, l'autore affronta il discorso dal punto di vista produttivo facendoci entrare nella sede di uno dei maggiori colossi editoriali e multimediali giapponesi, la Kadokawa, titolare o licenziataria di molti fra i maggiori personaggi e universi narrativi della cultura degli anime e dei fumetti nipponici o mango (Neon Cenesis Evangelion, Cowboy Bebop, Aruhi Suzumiya e molti altri). "Anime System" fornisce un quadro aggiornato, strutturato ed elegante della dimensione merceologica e polimediale degli anime che interesserà molto gli studiosi dei media, di marketing e delle industrie creative e che appassionerà tutti gli amanti dell'animazione giapponese che desiderino approfondire le loro conoscenze sulle ragioni complesse della loro fascinazione non solo per i cartoon e i fumetti nipponici ma soprattutto per i prodotti a essi correlati.
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Come sempre accade per la danza butô questo non significa che lo spettacolo sia la trasposizione del testo i un soggetto in un altro linguaggio: dalle parole al movimento. All’inizio c’è unrivelazione delle proprie esperienze e memorie conservate nel corpo.All’inizio c’è un’immagine: “Descrivere il butô è molto difficile, tanto più che ciascun danzatore è differente. Per me butô significa semplicemente danza: c’è un giapponese che danza ed è molto differente da un francese che danza. Evidentemente è possibile rintracciare una spiegazione di questa differenza nell’educazione o nella cultura, ma il fatto è che si tratta soprattutto di una ricerca interiore caratteristica di ognuno. La mia è stata fortemente influenzata dal teatro nô: la musica, le parole e il movimento – che originariamente non ne faceva parte: dunque ce n’è molto poco, ma spiega molto.In compenso nel mio butô i movimenti non spiegano nulla. Con pochi gesti il mio corpo pronuncia parole interiori. Fate attenzione all’evoluzione biologica del corpo… Dalla nascita alla morte il corpo si sviluppa e poi regredisce ed io sono questa evoluzione. A vent’anni ero muscolarmente molto solida e la mia danza era fisica ed esteriore, mentre oggi sono sempre più fragile. I miei movimenti oggi sono molto interiori ma nutriti da un grande capitale d’esperienza: è come se voi depositaste durante tutta la vita denaro su un conto in banca e un giorno constatate di essere ricchi. A differenza di quanto succede per i danzatori in Europa, specialmente nel balletto classico, si fermano a quarant’anni, ci sono molti danzatori vecchi in Giappone. Noi diciamo che la vita comincia a cinquant’anni.
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