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Un'importante discussione sull'ambiente sociale dell'arte dl classicismo e del romanticismo. Termini come «classicismo» e «romanticismo», largamente usati per delineare l'arte del Settecento e dell'Ottocento, peccano, secondo Antal, di genericità e di astrattezza. Non solo, ma implicano, non appena se ne sviluppi un poco il senso, una serie di confusioni e di approssimazioni ambigue. La ragione è dovuta al fatto che le due definizioni muovono da riflessioni stilistiche più che non da uno studio di quelli che Antal definisce i «contenuti» delle opere. Isolando i dati formali si hanno famiglie di dati i cui referenti sfuggono a ogni indagine circostanziata: così i legami tra Ottocento e Seicento, fra Cinquecento e Settecento sono più vivi di un reale approfondimento dei caratteri proprii e al Settecento ed all'Ottocento, e di qui al classicismo ed al romanticismo. La proposta metodologica e critica che viene dai saggi qui raccolti è una inversione di tendenza: «se diamo al contenuto l'importanza che gli spetta, ci accorgiamo subito che gli stili non esistono nel vuoto, come lascia supporre la storia dell'arte puramente formale. Inoltre è il contenuto dell'arte a rivelarci chiaramente il suo legame con la mentalità dei diversi gruppi sociali per i quali quell'arte è stata creata, e questa mentalità, a sua volta, non è qualcosa di astratto; in definitiva essa viene determinata da fatti sociali, politici e sociali molto concreti. Perciò se vogliamo capire uno stile nella sua totalità, dobbiamo rintracciare il suo legame con la società nella quale affondano le loro radici». Se questa è l'ipotesi d'avvio, l'analisi trova in queste pagine una serie di applicazioni concrete che toccano il Manierismo dei Paesi Bassi, Salviati, Girolamo da Carpi, una tela inglese di Higmore e si conclude con un'ampia discussione di appassionata metodologia.
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La conservazione programmata è la capacità di vedere i beni culturali nel tempo e governare le loro trasformazioni. Conoscenza, prevenzione, controllo, programmazione degli interventi, sostituiscono ad un'idea difensiva di restauro come ripristino o impedimento di qualsiasi cambiamento l'idea di conservazione come co-evoluzione tra uomo e patrimonio. Le pratiche della conservazione preventiva e programmata si pongono come un passaggio strategico per preservare il patrimonio architettonico del XX secolo. Il Novecento, particolarmente esposto per sue caratteristiche materiali, tecnologiche e formali ai rischi di un accelerato degrado, trova infatti nel controllo e nella cura la più efficace tutela delle sue autenticità. I saggi contenuti in questo volume presentano riflessioni, ricerche e casi internazionali riferiti alla conservazione di edifici e luoghi della modernità. Si delinea un quadro che rivela differenti contesti culturali della tutela ed inedite linee di continuità e di concordanza. Le riflessioni sui quadri legislativi e normativi, sugli impatti sociali e culturali, sulla sostenibilità energetica ed economica, sul ruolo della conoscenza, della diagnostica e del monitoraggio, evidenziano le potenzialità legate al passaggio dal restauro come evento eccezionale alla conservazione come conoscenza e cura costante.
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Per la prima volta un libro che spiega le situazioni dell'arte contemporanea negli ultimi dieci anni. Dall'informale alla body art, dalla pop all'arte programmata, dalle strutture primarie alla poesia visiva, dall'arte povera alla land art, un itinerario attraverso le dichiarazioni degli artisti e le loro opere, introdotto da brevi guide alla visione e completato da una preziosa selezione bibliografica.
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Il volume, pensato congiuntamente da fisici e storici dell’arte, si propone come un utile strumento di lavoro e una sorta di guida tra le tecniche non invasive impiegate nella documentazione dello stato di un’opera pittorica. Corredato da oltre quattrocento immagini, esso affianca l’indagine teorica a una numerosa serie di esempi applicativi, concentrandosi in particolare sulle opere di scuola veneta e spagnola del Rinascimento e su due maestri di prima grandezza, Pedro Berruguete e Giovanni Bellini, e proponendo come case study la pala di San Zeno di Andrea Mantegna. Una documentata appendice illustra la banca dati on line di riflettografia e analisi non invasive elaborata dal Laboratorio di Arti Visive della Scuola Normale Superiore. Un libro pensato per gli studenti di storia dell’arte, conservazione dei beni culturali e tecnologie per i beni culturali ma indirizzato anche a conservatori di musei e restauratori che con la diagnostica - specie non invasiva - sono sempre più chiamati a confrontarsi, così come gli storici dell’arte, che possono trarre dalle analisi elementi utili a definire l’operato di un artista e della sua bottega.
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Surveys the history of dance, examines the development of ball gowns and other dancing costumes, and discusses the depiction of dance in art
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Questo libro costituisce un contributo fondamentale agli studi della storia della danza ed alla riflessione teorica del mondo occidentale sui rapporti tra la danza greca antica e la storia dello spettacolo teatrale, almeno per i cinque secoli analizzati. Sono certo, curando questa edizione italiana, di fare cosa utile in primo luogo a tutti gli interessati che vorranno accostarsi agli studi sulla storia della danza e della cultura greca e mediterranea, e in secondo luogo a quanti vorranno realizzare i loro allestimenti e le loro rappresentazioni teatrali basandosi su recenti ed aggiornate cognizioni.
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