Ultimi arrivi

L'idea alla base del volume è che la fragilità familiare rappresenti un'opportunità «condizionata», nel senso che è occasione di sviluppo per la famiglia a condizione che la stessa sia oggetto o, meglio, soggetto, di adeguata tutela e cura. L'area della fragilità delle famiglie è molto variegata e le intersezioni tra le diverse problematiche sono frequenti e complesse: si tratta di situazioni per le quali è particolarmente evidente la necessità di sperimentare soluzioni innovative che considerino i soggetti da una prospettiva relazionale e multidisciplinare e non individualistica o settoriale. Il volume si articola in tre parti che, seppur con una loro specificità di contenuto e approccio, sono strettamente legate. La prima parte affronta il tema della fragilità familiare, troppo spesso connotato in termini negativi di rischio più che di opportunità di resilienza e di sviluppo. La seconda parte vuole proporre un orizzonte teorico-metodologico di carattere familiare inerente alla tutela del minore e alla promozione della genitorialità. Infine, nell'ultima parte sono illustrati l'aspetto processualistico dell'attuale sistema di tutela dei minori e alcune buone pratiche da cui possono trarre ispirazione sia gli operatori professionali che approcciano al sistema della tutela sia i genitori stessi.
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L'emarginazione della morte nella moderna società industriale è tesi sostenuta dalla critica culturale piu recente. Alla morte sarebbe stato tolto il suo ruolo di motivo centrale della vita: sarebbe cambiato in modo decisivo, nei confronti di epoche precedenti, il rappotto dell'uomo con essa, in relazione alle trasformazioni sociali dell'età moderna. Oggi non si potrebbe parlare di essa, non si oserebbe pensarvi. Questo libro vuole confutare la tesi della rimozione, che è poco articolata e generica nei suoi contenuti, e per di piu mescolata a momenti ideologici e indicazioni di comportamento, sino al tentativo di riportare gli individui al pieno riconoscimento del loro essere mortale. In pari tempo, le immagini della morte che la negano come fine, o la svalutano, sono qui interpretate com relitti di sistemi di orientamento tipici di forme sociali scomparse, come iminagini arcaiche. Al contrario, quelle che realisticamente descrivono la morte come momento finale della vita, e corrispondono al moderno stadio di conoscenza della natura, si ritengono sorte col sorgere della società moderna. Nella contrapposizione tra immagini della morte magico-arcaiche e moderno-razionali una in particolare assume speciale importanza: il concetto di morte naturale. Essa porta in sé, in certe condizioni, potenzialità di critica sociale e, accettata come fine, acquista efficacia normativa per la società intera o per determinati sottosistemi.
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First philosophical monograph exclusively focusing on John Philoponus' theory of place and the void. This book examines the place of physical bodies, amajor topic of natural philosophy that has occupied philosophers sinceantiquity. Aristotle's conceptions of place (topos) and the void (kenon),as ex pounded in the Physics, were systematically repudiated by JohnPhiloponus (ca. 485-570) in his philosophical commentary on that work. Theprimary philosophical concern of the present study is the in-depthinvestigation of the concept of place established by Philoponus, puttingforward the claim that the latter offers satisfactory solutions to problemsraised by Aristotle and the Aristotelian tradition regarding the nature ofplace. Philoponus' account proposes a specific physical model of how physicalbodies exist and move in place, and regards place as an intrinsic reality ofthe physical cosmos. Due to exactly this model, his account may be consideredas strictly pertaining to the study of physics, thereby constituting aremarkable episode in the history of philosophy and science.
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"MacIntyre e l'etica della finanza" considera la proposta di impostazione e articolazione della filosofia morale di Alasdair MacIntyre come fondamento per la costruzione di un'etica della finanza nella prospettiva della "prima persona" e basata su beni, norme e virtù. Dopo tre capitoli di profonda revisione bio-bibliografica della figura di MacIntyre, con particolare attenzione ai concetti di "pratica" e "virtù" - facilmente utilizzabili come aggiornato manuale in italiano su MacIntyre - l'autrice fa propri gli strumenti dell'indagine filosofica macintyreana e li rende disponibili per l'analisi del complesso settore finanziario e del comportamento dei suoi agenti: il risultato è un'originale impostazione dell'indagine di etica applicata che mette a sistema beni, norme e virtù con prodotti finanziari, agenti e mercati. Il tutto si svolge nella cornice di una redefinizione del significato stesso di "finanza" alla luce del suo possibile contributo al bene comune.
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Siamo stati abituati a ritenere che all'uomo, in quanto essere dotato di razionalità, sia sufficiente tenere a freno l'istinto e l'emotività per essere in grado di valutare in modo obiettivo le situazioni che deve affrontare e di scegliere, tra varie alternative, quella per sé più vantaggiosa. Gli studi sul processo decisionale condotti ormai da molti anni dal premio Nobel Daniel Kahneman hanno mostrato quanto illusoria sia questa convinzione e come, in realtà, siamo sempre esposti a condizionamenti - magari da parte del nostro stesso modo di pensare - che possono insidiare la capacità di giudicare e di agire lucidamente. Illustrando gli ultimi risultati della sua ricerca, Kahneman ci guida in un'esplorazione della mente umana e ci spiega come essa sia caratterizzata da due processi di pensiero ben distinti: uno veloce e intuitivo (sistema 1), e uno più lento ma anche più logico e riflessivo (sistema 2). Se il primo presiede all'attività cognitiva automatica e involontaria, il secondo entra in azione quando dobbiamo svolgere compiti che richiedono concentrazione e autocontrollo. Efficiente e produttiva, questa organizzazione del pensiero ci consente di sviluppare raffinate competenze e abilità e di eseguire con relativa facilità operazioni complesse. Ma può anche essere fonte di errori sistematici (bias), quando l'intuizione si lascia suggestionare dagli stereotipi e la riflessione è troppo pigra per correggerla.
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È esperienza comune vergognarsi di fronte a uno sguardo critico: ci sentiamo rimpiccioliti, insignificanti, e vorremmo nasconderci o addirittura scomparire. Ma può accadere anche di vergognarsi quando le persone sbagliate ci ammirano, o quando siamo soli. Qual è allora il ruolo degli altri nella vergogna? Riflettendo sulle posizioni di diversi filosofi (da Aristotele a Sartre, da Kant a Scheler, fino ai contemporanei, a partire da John Rawls, Bernard Williams e Gabriele Taylor), il libro chiarisce il ruolo dell'intersoggettività e rivede modelli teorici e storiografici che hanno interpretato la vergogna basandosi sulla presunta superiorità della colpa come emozione morale. La teoria di cui qui si pongono le basi illumina il rapporto fra vergogna e valori rilevanti per la propria identità, e spiega come confluiscano in questa emozione sia un atteggiamento critico verso se stessi, sia l'impulso a proteggere aspetti di sé che si vogliono mantenere privati. Progressivamente si delinea la differenza fra la vergogna e altre emozioni, come la delusione di sé, l'imbarazzo, il sentirsi umiliati, ed emerge la rilevanza etica di fenomeni come l'invadenza, il tatto, l'esibizionismo, la fiducia.
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Tutti noi siamo esposti al crescente potere della vergogna. Un potere che produce sofferenza, alienazione e una terribile solitudine. Non esiste una vera autorità capace di detenerlo: gli "altri" sono esecutori di un ruolo inconsapevolmente giudicante. Sull'amor di sé prevale l'amor proprio, l'amore della propria immagine. Heller analizza il sentimento della vergogna e ne scandaglia le diverse manifestazioni fenomeniche: la sua disanima è anche una critica impietosa nei confronti della società contemporanea, che ci condanna a essere schiavi dello sguardo altrui rendendoci estranei a noi stessi. I saggi raccolti in questo volume scandagliano anche alcuni dei temi essenziali del pensiero di Àgnes Heller, dalla teoria dei bisogni radicali alla rivoluzione della vita quotidiana.
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All'interno della fenomenologia della vita emozionale si colloca l'analisi scheleriana del pudore. Questo sentimento evidenzia la doppia appartenenza dell'essere umano: da un lato è biologicamente parte del mondo animale, dall'altro la sua componente spirituale l'avvicina alla divinità. Ma né l'animale né Dio possono provare pudore, solo l'uomo è in grado di manifestarlo in quanto costituisce il ponte, il passaggio tra la dimensione corporea e la dimensione spirituale. Il pudore colma l'abisso che si apre tra lo spirito e la sensibilità ricevendo dal primo la serietà e la nobiltà d' animo e dalla seconda lo slancio e la seduzione della passione; è paragonabile al bozzolo al cui interno l'amore cresce e si sviluppa fino a raggiungere quel livello di maturità che permette all'uomo d'impegnare il suo pensiero e la sua azione nella ricerca dei valori, senza disperdersi nel flusso delle pulsioni libidiche; esso è, dunque, una forza che protegge l'amore.
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Estate 1954, in una piccola cittadina del Kansas Marian Keech sostiene di aver ricevuto un messaggio dagli abitanti di un pianeta chiamato Clarion: un diluvio devasterà la terra il 21 dicembre, ma Marian e quanti avranno creduto a quel messaggio saranno portati in salvo dagli alieni sui loro dischi volanti. Collaboratori di Festinger si mescolano al gruppo di adepti che si è riunito attorno a Marian per prepararsi alla fine del mondo e osservano le dinamiche psicologiche che si scatenano prima e dopo il 21 dicembre quando la profezia non si avvera. Grazie a questo straordinario esperimento dal vivo Festinger mette a punto in forma compiuta un concetto fondamentale della psicologia sociale, quello di dissonanza cognitiva, che ancora oggi ci aiuta a comprendere cosa accade quando le nostre convinzioni vengono smentite dalla realtà dei fatti e perché, sorprendentemente, in certe condizioni, anziché abbandonarle noi le abbracciamo con maggiore fervore.
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