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Cognitive science is the study of minds and mental processes. Psychology, neuroscience, computer science, and philosophy, among other subdisciplines, contribute to this study. In this volume, leading researchers debate five core questions in the philosophy of cognitive science: Is an innate Universal Grammar required to explain our linguistic capacities? Are concepts innate or learned? What role do our bodies play in cognition? Can neuroscience help us understand the mind? Can cognitive science help us understand human morality? For each topic, the volume provides two essays, each advocating for an opposing approach. The editors provide study questions and suggested readings for each topic, helping to make the volume accessible to readers who are new to the debates.
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Il libro presenta le idee di quegli autori che, a partire da Freud, hanno contribuito a formare la fisionomia della psicoanalisi di oggi, attenta a cogliere l'esperienza delle persone reali, con le loro difficoltà di vita, i loro tentativi di costruirsi un'identità personale e di avviare relazioni positive con gli altri. Appartiene a questa nuova psicoanalisi anche un nuovo modo di affrontare questioni teoriche e tecniche da sempre dibattute: l'origine della psicopatologia nel trauma reale oppure nelle fantasie; la femminilità e la mascolinità; le perversioni sessuali; il privilegiamento dell'interpretazione oppure della relazione attuale e reale fra analista e paziente; il controtransfert; i rapporti tra la psicoanalisi e le altre psicoterapie.
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La questione dell'autorità, tema classico delle filosofie dell'educazione, del diritto e della politica, non pare aver trovato altrettanta attenzione da parte della filosofia morale. Tale difetto di interesse potrebbe avere a che fare con un certo sospetto che la nozione tradizionalmente suscita, sospetto riconducibile a una presunta alternativa tra l'autorità e la libertà. Dal punto di vista sostanziale, tuttavia, la libertà ha una sua genealogia: si sviluppa e matura nel tempo, grazie anche a mediazioni esteriori, simbolicamente istituite, le quali assumono per il soggetto e per la collettività la figura dell'autorità. Autorità è ciò che genera libertà e umanità: questa è la conclusione a cui giunge un secolo di studi sul tema, ma è anche l'intuizione fondamentale di una peculiare filosofia italiana dell'autorità che, iniziata da Vico nel XVIII secolo, conosce significative riprese nel XX secolo e apre prospettive future in vista di un'antropologia e di un'etica dell'autorità.
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Il termine distanza viene immediatamente colto nella sua accezione topografica, nel senso di un intervallo tra un oggetto e un altro. Essere distanti può anche esprimere uno stile, un modo di essere di chi vuole mantenere un distacco dalla vita, dalle cose che lo circondano e dagli altri, come se non ci fosse nulla per cui valga veramente la pena di vivere. Il presente lavoro intende pensare la distanza come possibilità di approssimarsi senza invadere, soccorrere senza sostituire, riconoscere senza proiettarsi sugli altri, scoprendo un modo più costruttivo di essere e vivere in relazione. Solo a condizione di mantenere una buona e giusta distanza tra sé e sé e tra sé e gli altri è possibile mantenere un rapporto autentico nel segno della libertà e del rispetto.
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Thought about lying and perjury became increasingly practical from the end of the twelfth century in Western Europe. At this time, a distinctive way of thinking about deception and false oaths appeared in the schools of Paris and Bologna, most notably in the Summa de Sacramentis et Animae Consiliis of Peter the Chanter. This kind of thought was concerned with moral dilemmas and the application of moral rules in exceptional cases. It was a tradition which continued in pastoral writings of the thirteenth century, the practical moral questions addressed by theologians in universities in the second half of the thirteenth century, and in the Summae de Casibus Conscientiae of the late Middle Ages. Lying and Perjury in Medieval Practical Thought argues that medieval practical ethics of this sort can usefully be described as casuistry - a term for the discipline of moral theology that became famous during the Counter-Reformation. This can be seen in the origins of the concept of equivocation, an idea that was explored in medieval literature with varying degrees of moral ambiguity. From the turn of the thirteenth century, the concept was adopted by canon lawyers and theologians, as a means of exploring questions about exceptional situations in ethics. It has been assumed in the past that equivocation, and the casuistry of lying was an academic discourse invented in the sixteenth century in order to evade moral obligations. This study reveals that casuistry in the Middle Ages was developed in ecclesiastical thought as part of an effort to explain how to follow moral rules in ambiguous and perplexing cases
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A un certo punto del secolo scorso si è sentita risuonare una parola rotonda ed espressiva: "creatività". I discorsi sulla creatività si sono presto infittiti e allargati a ogni ambito dell'attività umana: la creatività è dei designer ed è dei cantautori, degli stilisti e dei programmatori di computer, dei pubblicitari e dei bricoleur, dei bambini e dei tecnologi. Cosa esattamente esprima una parola tanto espressiva è difficile e anzi impossibile da precisare. Intanto però questi discorsi hanno finito per edificare una sorta di piramide che dalla terra punta verso il cielo. La creatività eleva: come l'artista con la sua opera pare voler emulare il Creatore, così chiunque può sperare di parere un artista, grazie alla propria creatività.
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Il pensiero di Friedrich Nietzsche percorre come un fiume carsico la filosofia di Gabriel Marcel, ora scorrendo sotto terra silenzioso, ora riaffiorando con rapsodici singulti. Fra distanze polemiche ed entusiastici avvicinamenti, il rapporto di Marcel con Nietzsche è tanto prudente quanto appassionato; l'intesa con il pensiero nietzscheano è spesso appena accennata, sebbene filosoficamente genuina e stimolante. Marcel desidera rendere omaggio alla grandezza di Nietzsche e interpretarlo come uno dei più eminenti rappresentanti del pensiero esistenziale, consapevole di avere a che fare con un pensatore tanto distante da lui quanto paradossalmente molto vicino, nel quale avvampa l'amore e la passione per la sincerità. I testi di Marcel su Nietzsche, qui riuniti per la priva volta nonché inediti in traduzione, se per un verso rispondono a sollecitazioni e contingenze precise, per un altro documentano un interesse costante. Come confermano interventi e citazioni diffuse nelle opere, Nietzsche è stato per Marcel un vero e proprio compagno di viaggio.
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