Ultimi arrivi

Tamerlano il Grande, qui pubblicato nella felice versione di Rodolfo Wilcock, fu la prima opera di colui che Swinburne definì «il pioniere più ardito e più ispirato di tutta la letteratura inglese». Swinburne scriveva con l’entusiasmo di chi sta assistendo a una scoperta. Da allora, sembra che ci siamo andati riavvicinando sempre più all’opera di Marlowe. E ce n’è ragione: troppe componenti, in quel repertorio dell’incandescenza e dell’eccesso, corrispondono ad altrettanti punti scoperti e affini del nostro presente. Innanzitutto la concezione del teatro: il teatro di Marlowe ignora ed esclude quella riduzione dei fatti a una convenzione psicologica che sarà, in diverse forme, il tratto dominante nel teatro europeo delle età successive, fino all’esaurirsi del naturalismo: all’inverso, in Marlowe la psicologia è totalmente assorbita negli eventi, e l’azione, a sua volta, è tutta quanta nel potere esorbitante della parola. Più che individualità psicologiche, o innocui caratteri, i suoi protagonisti sono manifestazioni di potenze naturali – e da ciò deriva il loro aspetto superumano e iperbolico. L’intrigo delle sue tragedie sembra seguire gli scontri, le separazioni, l’unione e l’annichilazione degli elementi nella natura. In questo grande poeta, dotto e speculativo, agiva una furiosa carica arcaica; il fasto del suo verso si presenta come uno sfrenato sacrificio, una autocombustione delle parole, uno sperpero propiziatorio; la sua enfasi è preistorica e cerimoniale. Solo la ruota del destino segna il tempo del suo teatro e le sue invenzioni tendono ad assimilarsi alla vita biologica, a un semplice apparire, culminare e scomparire. Paradigma di questo processo è la prodigiosa vicenda del Tamerlano.
Cerca a catalogo altri titoli simili
«Billie Holiday e Tennessee Williams ce l'avevano. Ella Fitzgerald quasi, ma non proprio. E Miles Davis forse non aveva altro» (Kenneth Tynan). Il discorso che ha mostrato per la prima volta quale demone accomuni i toreri, i ballerini di flamenco e alcuni artisti.
Cerca a catalogo altri titoli simili
«Il gran teatro della via Crucis ha strappato parole di bocca a tanti poeti. Dal teatro montano del Sacro Monte di Varallo, sopra Varese, che fece scrivere Testori, alle sculture in Brasile dell'Aleijadinho che Ungaretti chiamava il Michelangelo della Minas Gerais. E ora arriva "Nennella" la serva, e arrivano le altre voci, le imprecazioni, gli sconforti che Angiuli porta in scena, in un lessico arcaico e presentissimo, in una lingua locale e universale per la spezia di dolore e invenzione da cui è segnata» (dalla Prefazione di Davide Rondoni). Una sacra rappresentazione "terraterra", mistica e popolare, che in 14 stazioni inscena il punto di vista di uno spettatore occasionale - uno qualunque, di passaggio -, ma capace di guardare con cuore e occhi spalancati alla passione di un Innocente. Uno sguardo inedito, sincero e intenso, condiviso dalle tavole (sempre 14) di un disegnatore compenetrato nello stesso, emozionato, rustico punto di vista del poeta Lino Angiuli
Cerca a catalogo altri titoli simili
When a Gesture Was Expected encourages a deeper appreciation of ancient Greek poetry and prose by showing where a nod of the head or a wave of the hand can complete meaning in epic poetry and in tragedy, comedy, oratory, and in works of history and philosophy. All these works anticipated performing readers, and, as a result, they included prompts, places where a gesture could complete a sentence or amplify or comment on the written words. In this radical and highly accessible book, Alan Boegehold urges all readers to supplement the traditional avenues of classical philology with an awareness of the uses of nonverbal communication in Hellenic antiquity. This additional resource helps to explain some persistently confusing syntaxes and to make translations more accurate. It also imparts a living breath to these immortal texts.Where part of a work appears to be missing, or the syntax is irregular, or the words seem contradictory or perverse — without evidence of copyists’ errors or physical damage — an ancient author may have been assuming that a performing reader would make the necessary clarifying gesture. Boegehold offers analyses of many such instances in selected passages ranging from Homer to Aeschylus to Plato. He also presents a review of sources of information about such gestures in antiquity as well as thirty illustrations, some documenting millennia-long continuities in nonverbal communication.
Cerca a catalogo altri titoli simili
Visualizza Anteprima
Ricco e saggio babilonese, Zadig è convinto di essere molto buono, molto bello, molto bravo, e ne deduce che tutto questo dovrebbe garantirgli ampiamente la felicità. Ma l'amore gli riserva delusioni, lo studio della natura gli procura guai con la giustizia, la stima dei suoi contemporanei si rivela effimera e capricciosa. La virtù, dunque, non basta. Chi non guarda le stelle finisce per restare a terra. Ma chi va troppo in alto sarà ancora capace di vedere le miserie umane? Si può lottare contro un destino avverso? Un eremita svelerà a Zadig il segreto di una provvisoria felicità: sottomettersi ai disegni della Provvidenza.
Cerca a catalogo altri titoli simili