Ultimi arrivi

Scritta secondo alcuni tra il 1522 e il 1526, secondo altri dopo il 1534, l’Anconitana, commedia di cinque atti in prosa, pur risentendo dell’influenza delle commedie ariostesche e della Calandra del Bibbiena, inserisce nello schema della commedia erudita soluzioni sperimentali innovative. L’opera del Ruzante sviluppa due vicende parallele: quella seria, in toscano, introdotta da un prologo allegorico declamato dal Tempo, e che ruota attorno alle peripezie amorose a lieto fine delle coppie di giovani Tancredi-Isotta e Teodoro-Ginevra (quest’ultima è l’anconitana del titolo); quella comica, in dialetto, introdotta da un più ampio prologo recitato da Ruzante, in cui s’intrecciano le grottesche smanie erotiche del vecchio sier Tomao per la cortigiana Doralice e quelle del suo servo Ruzante per la fante Bessa.
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Questo nuovo commento ai "Canti" si propone anzitutto di restituire a pieno il significato letterale del testo di Leopardi, divenuto oramai non poco arduo per il lettore odierno, anche colto. In special modo, esso mira a rendere bene esplicita la natura classicistica del lessico poetico dell'autore, precipitato di una tradizione dall'arco lunghissimo, che va dai lirici greci a quelli latini e italiani. L'introduzione generale al volume, le introduzioni ai singoli canti e le note a piè di pagina, con un insistito ricorso a citazioni interne o esterne all'opera leopardiana, agevolano la comprensione delle poesie, calandole in un percorso diacronico, insieme storico e biobibliografico.
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La cortigiana, commedia in cinque atti, ruota intorno a due vicende abilmente collegate: quella del senese Maco che, giunto a Roma per diventare un perfetto cortigiano, finisce, a causa di uno scherzo ordito ai suoi danni da Mastro Andrea, in una caldaia bollente; e quella di Parabolano che, ingannato dal servo Rosso e dalla mezzana Aluigia, trascorre la notte non con l'amata Livia, ma con Togna, moglie del geloso fornaio Ercolano. Con un'ironia beffarda, irridente e dissacratoria, Aretino denuncia le bassezze, l'ipocrisia e la corruzione della corte romana. Roma e la sua quotidianità rappresentano i veri protagonisti della commedia e proprio in questo sta la forza e la modernità dell'opera
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Provides full annotated translations of three previously untranslated Yuan-Ming Judge Pao courtroom dramas.
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Perché ridiamo? Può sembrare una domanda stupida, banale, quasi assurda. Ma se proviamo a dare una risposta, a spiegare e a spiegarci perché ridiamo ci rendiamo subito conto che la risposta non è per niente facile. Anche Baudelaire si pose questa domanda e confessò che il cercare di rispondervi divenne per lui quasi un'ossessione. Scrisse, dopo una lunga e tormentata riflessione, questo saggio, breve ma denso di idee, teorie, spiegazioni, definizioni. Anticipò Bergson, intuendo che il riso nasce da un senso di superiorità, crudele e forse diabolico; anticipò Freud nel vedere una forte analogia e una stretta connessione tra la struttura del comico e la struttura del sogno. E, superando secoli di pregiudizi, osò affermare che il comico e l'umorismo non appartengono a un settore inferiore dell'arte ma rientrano a pieno titolo nella categoria del Bello assoluto cui solo gli artisti più grandi possono arrivare.
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Come è nata Elettra? Più che da Agamennone - il re assassinato - e da Clitennestra - la sposa assassina - Elettra è nata dalla geniale invenzione tragica, che isolò la giovane eroina dalla grande saga degli Atridi e ne fece un'autonoma, indimenticabile protagonista, a tratti ben più problematica e inquietante del fratello Oreste. Dopo Eschilo, Euripide e Sofocle, Elettra è destinata a divenire l'icona del lutto e della memoria, del dolore e della vendetta, dell'incapacità di amare e dell'amore estremo. Attraverso l'immagine di Elettra, la letturatura occidentale non ha mai cessato di interrogarsi sui rapporti fra individuo e società, fra giustizia ed eccesso di giustizia, fra necessità e impossibilità del perdono. Di qui le infinite riscritture del suo mito, da Seneca a Voltaire, da Hofmannsthal a O'Neill, alla Yourcenar, a Sartre, per tacere di tanti altri minori e maggiori, poeti e psicoanalisti, drammaturghi e cineasti.
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Esistono figure o temi che periodicamente tornano a riaffiorare nelle pagine dei capolavori letterari arricchendosi ogni volta di nuovi significati. Elettra, la figlia che si erge a vendicatrice del padre Agamennone ucciso dalla moglie Clitennestra e dal suo amante, e spinge il fratello Oreste a uccidere entrambi, è uno di quei miti. Elettra protagonista e unico motore della storia in Sofocle, creatura reietta dalla famiglia e dalla società in Euripide, morbosamente legata da un rapporto perverso con Hofmannsthal, che smaschera tutti i personaggi nella Yorurcenar con il colpo di scena da lei creato. Quattro drammi e una sola Elettra: la figlia che fa uccidere la madre; quattro Elettre e un solo dramma: la madre uccisa dai figli
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