Ultimi arrivi

In tempi in cui nella ricerca biblica e negli studi su giudaismo e cristianesimo antichi si indulge volentieri alla costruzione di teorie generali e locali tanto ingegnose e seducenti quanto inverificabili, negli scritti che Erik Peterson raccoglie e pubblica in "Chiesa antica, giudaismo e gnosi" si mostra che cosa sia la filologia storica, come sulla base di testi e temi - spesso marginali o stravaganti o imbarazzanti, per questo sempre poco praticati - essa consenta di ricostruire la pluralità dei mondi in cui il cristianesimo fece la sua comparsa e interagì con le culture circostanti. In Peterson la filologia è conoscenza di prima mano della letteratura greca e latina, cristiana e non, e soprattutto è competenza sia dei generi sia delle forme in cui la lingua della koinè s'incarna, come anche delle situazioni e delle funzioni sociali in cui generi e forme, motivi e pratiche ebbero a esplicarsi, combinarsi, combattersi, imbricarsi, ibridarsi e trasformarsi. Introduzione di Lester L. Field Jr.
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Affidato a un gruppo di specialisti di altissimo livello internazionale (tra i quali Mircea Eliade, Massimo Pallottino, A. Leroi-Gourhan, Jean-Paul Vernant, Paul Faure, Jean Starobinski), questo dizionario fornisce l'occasione forse irripetibile per un ripensamento globale dei problemi del pensiero mitologico e religioso in tutte le civiltà del mondo antico e nelle società tradizionali dell'intero pianeta: esso offre perciò, insieme a un enorme patrimonio di informazioni, una serie di interpretazioni, condotte secondo i metodi più moderni della ricerca storica e antropologica, che ricostruiscono, in molti casi per la prima volta, il senso profondo di leggende, di credenze, di riti singolari e affascinanti che dalla preistoria ad oggi hanno contribuito a dare significato all'esistenza dell'uomo; ne individua la sopravvivenza nelle grandi religioni storiche, ne segue la continuità nel pensiero filosofico, nell'arte, nella letteratura e nelle ideologie politiche, mostrando come la mentalità mitica rappresenti una componente essenziale e operante della nostra stessa cultura. L'opera è arricchita da un vasto corredo illustrativo e da ampie bibliografie.
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«Il bello e il brutto, il letterale e il metaforico, il sano e il folle, il comico e il serio... perfino l’amore e l’odio, sono tutti temi che oggi la scienza evita. Ma tra pochi anni, quando la spaccatura fra i problemi della mente e i problemi della natura cesserà di essere un fattore determinante di ciò su cui è impossibile riflettere, essi diventeranno accessibili al pensiero formale. Oggi la maggior parte di questi temi sono inaccessibili e gli scienziati, anche gli antropologi e gli psichiatri, li evitano, e per ottime ragioni. I miei colleghi e io non siamo ancora in grado di indagare su temi tanto delicati. Siamo appesantiti da errori come quelli che ho menzionato e, come gli angeli, dobbiamo esitare a metter piede in queste regioni, ma non per sempre».Non per sempre: con questo libro, che è in certo modo il suo testamento, Bateson volle appunto avventurarsi «con circospezione e cautela su quel terreno “dove gli angeli esitano a metter piede”». La figlia Mary Catherine, collaboratrice del padre e qui coautrice, ha indicato in breve attraverso quale processo Bateson sia giunto a questa sua indagine: «Gregory si era via via reso conto che l’unità della natura da lui asserita in Mente e natura era comprensibile forse solo attraverso il genere di metafore cui ci ha abituato la religione, e capì anzi di essere ormai prossimo a quella dimensione integrale dell’esperienza cui dava il nome di sacro. Era un terreno al quale si avvicinava con grande trepidazione, sia perché era cresciuto in un ambiente familiare rigorosamente ateo sia perché ravvisava nella religione un potenziale di manipolazione, oscurantismo e divisione. Spesso è la parola stessa religione a scatenare da sola i fraintendimenti. Il titolo del libro esprime quindi, tra l’altro, la sua esitazione davanti a interrogativi che egli sentiva essere nuovi, perché se da un lato derivano e dipendono dal suo lavoro precedente, dall’altro richiedono una saggezza diversa e un diverso coraggio».Insofferente di ogni forma accademica, e anche di quella austera della comunicazione scientifica, Bateson sente qui chiaramente l’urgenza di raggiungere quello che egli chiamava «lo scheletro della verità». Perciò si abbandona a una forma che si avvicina a quella del monologo o della meditazione, qua e là interrotti da alcuni «metaloghi», messi insieme da Mary Catherine. Ancora una volta, Bateson ci dà la prova in questo libro che la sua missione non era quella di mettere a posto le cose, ma di scompaginarle, e di obbligarci a ripensarle. E, ancora una volta, troveremo qui illuminato il suo grande, ineludibile tema centrale: «pensare in modo sistematico al processo mentale come processo distinto dalle semplici sequenze fisiche o meccanicistiche, senza tuttavia dover pensare a due “sostanze” separate».
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Una concezione di vecchia data nella cultura occidentale manifesta la tendenza a presentare i nuovi tratti della religiosità del IV e della prima metà del V secolo come l’esito di una presunta crisi che nel III secolo avrebbe investito l’Impero romano a seguito di eventi negativi di portata eccezionale. In questo saggio, frutto di alcune conferenze tenute all’Università di Harvard e aggiornato da una introduzione piú recente, l’Autore prende le distanze da un simile modo di intendere i cambiamenti religiosi relativi alla tarda antichità. A suo parere, è all’interno del mondo romano della fine del II e del III secolo, nelle logiche di potere e negli «stili» delle relazioni sociali che lo caratterizzano, che vanno ricercate le premesse della nuova religiosità e piú in generale della nuova vita culturale e sociale che si affermeranno nei secoli successivi, e non in eventi traumatici o in nuove idee che avrebbero travolto questo mondo dal di fuori. Ed è proprio questa la novità del libro, che, affrontando in quest’ottica diverse aree dell’esperienza religiosa nel bacino del Mediterraneo nella tarda antichità e i vari modi di intendere «il sacro» durante due secoli, si propone come affascinante introduzione per chi voglia comprendere a fondo un’epoca cosí feconda di spunti che germoglieranno poi nel Medioevo.
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In un giorno di febbraio del 509 a.C. Sesto Tarquinio, figlio del re Tarquinio il Superbo, si presentò a casa della bellissima Lucrezia, di cui da tempo si era invaghito; accolto dalla donna, moglie del suo congiunto Collatino, a notte fonda abusò di lei, quindi rientrò nell'accampamento dal quale si era allontanato qualche ora prima. Quella violenza mise in moto una catena di eventi che condusse nel giro di pochi giorni al suicidio della matrona e alla rivolta popolare destinata a porre fine al regime monarchico. Protagonista suo malgrado di un evento epocale, icona di fedeltà coniugale e insieme donna capace di decidere della propria vita e della propria morte, Lucrezia diventava così l'eroina più significativa della tradizione leggendaria romana, che continuò instancabilmente a narrarne la vicenda e la consegnò in eredità alla cultura delle epoche successive.
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