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The research is clear: online learning works best when faculty build regular, positive, and interactive relationships with students. A strategy that helps forge such a relationship is the use of videos. Student satisfaction and course engagement levels also increase with the use of instructor-generated videos – the subject of this book. Beginning by outlining the different types of videos you can create, and what the research says about their effectiveness, Karen Costa explains how they can be designed to reinforce learning, to align with and promote course outcomes, and to save you time across your courses. She then describes how to create successful videos with commonly available technologies such as your smartphone, and without a major investment of time, demonstrating the simple steps she took to develop her bank of videos and build her confidence to deliver short, straightforward learning aids that are effective and personal.Embedded QR codes in the text enable you to view sample videos and screencasts that bring the book’s advice to life as you read.If you’ve been wanting to include videos in your teaching but haven’t found the time or confidence, this book will help you to develop a simple and sustainable video development process, supporting both your success and the success of your students.
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Il volume esamina il divieto di abuso di dipendenza economica previsto dall'art. 9, legge n. 192/1998, privilegiando una linea di indagine orientata a mostrare un certo scostamento tra l'entusiasmo con cui la dottrina ha accolto una disciplina che vieta, tra l'altro, l'imposizione di condizioni contrattuali ingiustificatamente gravose tra imprese e la prassi applicativa, in cui tale fattispecie di abuso è venuta assai di rado in rilievo. La prima parte del libro è volta a individuare le ragioni del mancato dialogo tra "formanti": essenzialmente riconducibili all'affermarsi di un'interpretazione restrittiva del presupposto della dipendenza economica, ossia della situazione di debolezza connotata dall'irreperibilità di alternative soddisfacenti sul mercato in cui l'impresa deve trovarsi per ottenere tutela ex art. 9. Tale situazione, riferibile secondo la giurisprudenza alla parte che abbia maturato un affidamento alla prosecuzione del rapporto commerciale in corso, consente infatti di ritenere abusiva al più l'imposizione di condizioni modificative dei termini iniziali in senso peggiorativo per l'impresa che, dipendendo ormai dal partner, sarà disposta a rinegoziare pur di evitare la rottura del rapporto. Essa non consente, invece, di sindacare l'imposizione di condizioni ab origine squilibrate, benché sia proprio questo l'ambito di applicazione della norma che ha suscitato l'interesse della dottrina prevalente, che fin da subito ha accostato il divieto di abuso di dipendenza economica alla disciplina delle clausole abusive nel contratto del consumatore, in quanto comportanti entrambe un inedito sindacato sulla cosiddetta giustizia del contratto. Nel secondo capitolo l'attenzione si sposta dalla norma al sistema per indagare come l'idea di un sindacato sullo squilibrio contrattuale si sia affacciata in giurisprudenza piuttosto sulla scorta di istituti controversi del diritto generale dei contratti (o diritto 'primo)", a prescindere dall'accertamento di una situazione di asimmetria di potere tra le parti come quella di dipendenza economica: una propensione, questa, che ha per certi versi contribuito a oscurare le potenzialità di una disciplina speciale (o di diritto "secondo") come quella in esame, che un tale sindacato espressamente prevede individuando i presupposti e i caratteri dello stesso. Dopo aver analizzato nel terzo capitolo il funzionamento delle tutele, anzitutto invalidatorie, che in funzione protettiva presiedono all'adattamento del contratto concluso mediante abuso di dipendenza economica, l'autore avanza nell'ultima parte del lavoro una interpretazione evolutiva della nozione di dipendenza, più larga di quella emergente dai consolidati arresti giurisprudenziali e tale da garantire tutela all'impresa costretta ad accettare condizioni ingiustificatamente gravose sin dall'origine. La riflessione, diretta a promuovere anche una maggiore interazione tra public e private enforcement, si avvia così verso traguardi concreti, delineando orizzonti applicativi più sfidanti di quelli sperimentati negli oltre vent'anni di vigenza dell'art. 9, legge n. 192/1998, e in linea con l'esigenza di valorizzare gli strumenti normativi in grado di guidare l'interprete nel delicato compito di sindacare l'esercizio dell'autonomia contrattuale.
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Come si aiutano le famiglie vulnerabili? I bambini vanno necessariamente separati dai loro genitori? Le comunità e l'istituto dell'affido sono le uniche vie per proteggere e cautelare lo sviluppo dei più piccoli? Il percorso tracciato in questo lavoro tenta di rispondere a queste domande solcando i confini di una nuova frontiera in materia di tutela minorile e parte dall'affido familiare, di cui sottolinea i tratti essenziali e consolidati, le evoluzioni e gli aspetti di limite, per poi volgere lo sguardo verso nuove modalità di intervento che mirano a ridurre l'allontanamento dei figli dalla famiglia di appartenenza sostenendo quest'ultima attraverso la valorizzazione delle sue risorse. Come? Con il progetto "Una famiglia per una famiglia", un modello innovativo che si presta a compiere un passaggio ideale che dall'affidamento approda all'affiancamento familiare. Il suo obiettivo è preventivo: ridurre i fattori di rischio che possono portare all'allontanamento del minore dalla sua famiglia. La formula è originale: una famiglia solidale si impegna concretamente a sostenere un'altra famiglia che, per svariate ragioni, vive disagi di tipo economico, psicologico o relazionale tali da compromettere il rapporto con i figli.
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Questo libro raccoglie le voci e le storie di chi ha realizzato qualcuno dei 12 punti che costituiscono l'essere un docente di sostegno inclusivo fino in fondo, anche fino alla sua radicale evoluzione. Un insegnante che: valorizza tutte le differenze; comprende il funzionamento basato su ICF; costruisce eterogeneità nei gruppi; collabora con tutti i colleghi; promuove interventi fondati su evidenze; attiva le risorse della scuola e dell'extrascuola; promuove lo sviluppo globale della scuola; rompe schemi e li evolve in modo creativo; attiva le risorse delle famiglie e della comunità; amplia il PEI nel Progetto di Vita; promuove un utilizzo «misto» del sostegno; evolve radicalmente il sostegno
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La dottrina Monroe è uno dei testi sacri della politica estera americana: in quasi duecento anni di vita è stata spesso invocata a sostegno delle guerre e dei trattati, delle azioni e delle omissioni, delle promesse e delle minacce che hanno propiziato l'ascesa degli Stati Uniti da fragile repubblica a potenza regionale, a superpotenza mondiale. Ma i principi enunciati da James Monroe nel 1823 - la divisione del mondo in due sfere contrapposte, il veto a interferenze e tentativi di colonizzazione europea nel Nuovo Mondo, l'impegno americano a evitare analoghe interferenze nel Vecchio Continente - si sono dimostrati così pervasivi e longevi soprattutto per il loro contributo alla definizione dell'identità americana. Per più di un secolo l'ideologia della dottrina Monroe ha intrecciato le premesse anticoloniali e gli esiti imperiali della politica estera degli Stati Uniti in una grande narrazione del ruolo storico dell'America e del suo posto nel mondo. Il potere americano ha da tempo assunto una proiezione globale, ma le sue origini e le sue implicazioni per l'identità nazionale sono comprensibili solo nel quadro di un "Occidente" di volta in volta ridisegnato dalla dottrina Monroe.
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Drawing on his expertise in economic history and the imperial histories of Britain and Europe, A. G. Hopkins takes readers from the colonial era to today to show how, far from diverging, the United States and Western Europe followed similar trajectories throughout this long period, and how America's dependency on Britain and Europe extended much later into the nineteenth century than previously understood. In a sweeping narrative spanning three centuries, Hopkins describes how the revolt of the mainland colonies was the product of a crisis that afflicted the imperial states of Europe generally, and how the history of the American republic between 1783 and 1865 was a response not to the termination of British influence but to its continued expansion. He traces how the creation of a U.S. industrial nation-state after the Civil War paralleled developments in Western Europe, fostered similar destabilizing influences, and found an outlet in imperialism through the acquisition of an insular empire in the Caribbean and Pacific. The period of colonial rule that followed reflected the history of the European empires in its ideological justifications, economic relations, and administrative principles. After 1945, a profound shift in the character of globalization brought the age of the great territorial empires to an end.
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Drawing on his expertise in economic history and the imperial histories of Britain and Europe, A. G. Hopkins takes readers from the colonial era to today to show how, far from diverging, the United States and Western Europe followed similar trajectories throughout this long period, and how America's dependency on Britain and Europe extended much later into the nineteenth century than previously understood. In a sweeping narrative spanning three centuries, Hopkins describes how the revolt of the mainland colonies was the product of a crisis that afflicted the imperial states of Europe generally, and how the history of the American republic between 1783 and 1865 was a response not to the termination of British influence but to its continued expansion. He traces how the creation of a U.S. industrial nation-state after the Civil War paralleled developments in Western Europe, fostered similar destabilizing influences, and found an outlet in imperialism through the acquisition of an insular empire in the Caribbean and Pacific. The period of colonial rule that followed reflected the history of the European empires in its ideological justifications, economic relations, and administrative principles. After 1945, a profound shift in the character of globalization brought the age of the great territorial empires to an end.
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Il presente volume è il frutto di un esperimento didattico che ha visto gli studenti dell’Università di Foggia (Dipartimento di Giurisprudenza) direttamente coinvolti nella ricerca, analisi e commento delle risposte alle istanze di interpello nelle quali l’Agenzia ha fatto ricorso, al fine di individuare la soluzione corretta, a procedimenti interpretativi analogici o estensivi. Oltre che per il suo interesse sotto il profilo della possibilità di esplorare nuove modalità formative nelle quali l’apprendimento è realizzato anche mediante il diretto confronto con i problemi e il modo concreto di operare del diritto (senza rinunciare alle imprescindibili basi teoriche), questo esperimento è interessante per i risultati raggiunti. I casi selezionati sembrano indicare che il dibattito sull’analogia ancora vivo nei manuali e nelle discussioni teoriche pecca a volte di astrattezza perché non si misura con la realtà interpretativa quotidiana. Viceversa, l’analisi di quest’ultima non solo parrebbe attestare che l’interpretazione estensiva e l’analogia costituiscono parte dell’armamentario costantemente applicato dagli operatori del diritto, ma anche che l’impiego di questi strumenti è idoneo a garantire l’effettiva “operatività” del sistema tributario sempre chiamato a confrontarsi con problemi nuovi la cui soluzione non può attendere l’intervento del legislatore.
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In maniera schietta e provocatoria, uno dei maggiori antropologi contemporanei riflette sul modello educativo della società di oggi, criticando la distanza dal mondo e dagli altri che esso produce. L'educazione, al contrario di quanto generalmente fatto dalle istituzioni che se ne fanno carico, ha necessità di costruire corrispondenze con gli altri e con il contesto nel quale conduciamo le nostre vite. Tale "nuovo" paradigma può essere rappresentato dall'antropologia, tanto come pratica di ricerca sul campo, quanto come scintillante repertorio di esempi culturali diversi. Da una prospettiva nella quale riecheggiano i suoi più famosi lavori, Ingold si rivolge a tutti coloro che cercano alternative ai tradizionali programmi educativi, invitando i suoi lettori a considerare possibilità che sono, in fondo, molto più nelle corde della nostra condizione di esseri umani.
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