Ultimi arrivi

Il quarto volume prosegue nel confronto comparato occupandosi del quadro delle tutele sociali. Si analizza il formante giurisprudenziale in Italia, Francia, Spagna, Inghilterra e USA e si avanza poi una analisi dei nuovi rischi in chiave di sfide che questi pongono al sistema previdenziale e assicurativo.
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La figura pubblica di Umberto Eco, a pochi mesi dalla scomparsa, è stata celebrata in molti modi. Ora, perfettamente nel solco della missione della collana "Eredi", arriva in libreria il primo tentativo di raccontarne l'eredità, umana e intellettuale. Claudio Paolucci del professor Eco è stato uno degli ultimi veri allievi ed è stato suo collaboratore presso l'Università di Bologna. Ma prima di tutto questo, è stato uno studente che si presenta al ricevimento docenti per mettere in dubbio alcune idee del suo ultimo libro, Kant e l'ornitorinco. "Quel professore, che era incidentalmente l'intellettuale italiano più famoso del mondo, passò ore e ore a discutere con un ragazzo di ventiquattro anni. E ricordo benissimo ancora oggi quell'uomo famosissimo che in commissione di laurea difendeva, da relatore, una tesi tutta contro di lui". In questo saggio, Paolucci visita i luoghi della sua conoscenza con il professor Eco, mostrando le strette relazioni interne tra le sue differenti attività. Ne esce un ritratto che è sia teorico che intellettuale e che tocca tutti i luoghi principali della produzione di Eco: l'amore per i dubbi e la fiducia nella negoziazione, l'attitudine al gettare ponti tra idee, persone e istituzioni diverse, l'ironia e il riso come test dell'ordine esistente, ma anche la limpida vocazione alla serietà della didattica e della ricerca.
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Le università sono chiamate a preparare il futuro, formando i giovani, plasmando la futura classe dirigente, seminando innovazione. Una missione fondamentale, in un mondo nel quale la conoscenza è divenuta risorsa-chiave per lo sviluppo civile ed economico. Al riguardo, quali sono le prospettive del sistema universitario italiano? Di fronte alle sfide che incombono e che spingono inevitabilmente a una progressiva differenziazione, quali tipi di strategia gli atenei possono perseguire? La forma di governance prevista dalla riforma dell'università italiana è adeguata o merita qualche revisione? Come dovrebbero evolversi l'autonomia universitaria e il dialogo tra il ministero e gli atenei? Quali modelli di organizzazione interna possono rendere più efficace ed efficiente l'azione degli atenei? Quali luci ed ombre caratterizzano l'attuale sistema di finanziamento statale dell'università? Quali caratteristiche presentano gli atenei statali sotto il profilo economico e finanziario, e quali leve possono favorirne una gestione equilibrata? Per contribuire a rispondere a queste e ad altre domande critiche, il volume propone linee guida finalizzate a migliorare la capacità degli atenei di creare valore pubblico, nel pieno rispetto dei valori e delle motivazioni che sono alla base della loro stessa esistenza.
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Non è semplice mantenere la lucidità nei passaggi caotici della storia, compreso quello della pandemia. Paolo Bartolini (analista filosofo) e Lelio Demichelis (sociologo della tecnica e del capitalismo) prendono le mosse dal fenomeno del coronavirus per riconnettere le numerose istanze filosofiche, sociologiche e psicologiche oscurate da un'ipermodernità tragicamente unidimensionale. Il confronto tra gli autori - il libro è infatti un dialogo - vuole portare il lettore a identificare le coordinate principali degli odierni dispositivi di potere: da un lato l'estensione planetaria di una razionalità strumentale/calcolante e industriale che dis-anima il vivente, dall'altro una passione inconscia per la dismisura e per il godimento dissipativo. Osservando il proprio tempo con la lente di un nuovo pensiero critico, gli autori analizzano il nucleo del potere: quello che opera, al di là della violenza esplicita e della costrizione (il dominio), conquistando l'immaginario delle persone, plasmandolo (ingegnerizzandolo) e mettendolo al servizio dell'interesse di pochi (l'egemonia). La postfazione del libro è affidata a Miguel Bensayag.
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