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Bari, 27 gennaio 1957. Terminata la guerra, con l’intento di dare slancio e vitalità alla locale Università, si inaugura la rinata Casa dello Studente “Angelo Fraccacreta”, primo campus barese destinato ad accogliere studenti provenienti dalle regioni limitrofe, ma anche dalle vicine Grecia e Albania. L’architetto Achille Petrignani l’aveva progettata in altezza, con un piccolo teatro, accanto all’edificio della Facoltà di Economia che ospitava i corsi di Lettere e di Ingegneria.Si trattò di un’operazione di promozione culturale dell’istituzione che avrebbe formato le giovani generazioni protagoniste del boom economico degli anni Sessanta. Anni ricchi di aspettative e speranze di una Bari che nell’autunno 1957 vide nascere il primo Centro Universitario Teatrale, poi CUT Bari. Proprio nella “Fraccacreta” i giovani del CUT, guidati da Egidio Pani, trovarono lo spazio per lavorare a idee e progetti: il primo corso italiano di Storia del teatro, nell’anno accademico 1957-1958, affidato a Mario Sansone, la messinscena de L’Astrolo di Giovanni Battista della Porta, la ricca serie di discussioni sulla drammaturgia e lo spettacolo videro impegnati Pino Panza, Franco Carofiglio, Michele Mirabella, Rosanna Carenza. I saggi di Quando l’università portò Bari in Europa e l’Europa a Bari abbracciano la vicenda congiunta delle due istituzioni universitarie dal 1957 al 1990, provando a ricostruirne propositi, attività, ruolo nella vita intellettuale di Bari e di tutta Europa, che in quel periodo vide il CUT barese e i suoi allestimenti ospiti di prestigiosi festival europei, da Nancy a Erlangen, da Zagabria a San Sebastiano.
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An engaging and enlightening account of taxation told through lively, dramatic, and sometimes ludicrous stories drawn from around the world and across the ages. Governments have always struggled to tax in ways that are effective and tolerably fair. Sometimes they fail grotesquely, as when, in 1898, the British ignited a rebellion in Sierra Leone by imposing a tax on huts-and, in repressing it, ended up burning the very huts they intended to tax. Sometimes they succeed astonishingly, as when, in eighteenth-century Britain, a cut in the tax on tea massively increased revenue. In this entertaining book, two leading authorities on taxation, Michael Keen and Joel Slemrod, provide a fascinating and informative tour through these and many other episodes in tax history, both preposterous and dramatic-from the plundering described by Herodotus and an Incan tax payable in lice to the (misremembered) Boston Tea Party and the scandals of the Panama Papers. Along the way, readers meet a colorful cast of tax rascals, and even a few tax heroes. While it is hard to fathom the inspiration behind such taxes as one on ships that tended to make them sink, Keen and Slemrod show that yesterday's tax systems have more in common with ours than we may think. Georgian England's window tax now seems quaint, but was an ingenious way of judging wealth unobtrusively. And Tsar Peter the Great's tax on beards aimed to induce the nobility to shave, much like today's carbon taxes aim to slow global warming. Rebellion, Rascals, and Revenue is a surprising and one-of-a-kind account of how history illuminates the perennial challenges and timeless principles of taxation-and how the past holds clues to solving the tax problems of today.
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Era l’11 marzo 2020 quando l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato lo stato di pandemia in relazione alla diffusione a livello globale del virus SARS-CoV-2. Da quel momento in avanti il mondo che conoscevamo è cambiato: il Covid-19 ha colpito con ferocia la salute della popolazione mondiale, ma ha anche messo in ginocchio l’economia globale. Lockdown totali, distanziamento sociale, obbligo di indossare dispositivi di protezione individuale, sospensione dei più importanti diritti fondamentali, stato di emergenza protratto a oltranza che ha consentito gravissimi vulnus per le democrazie mondiali. Tutto questo, da allora, è accaduto, con intensità diverse a seconda degli Stati che hanno combattuto contro il virus. In questo contesto, anche l’Unione europea ha adottato tutta una serie di misure volte a sostenere le economie e le finanze degli Stati membri ormai travolti dalla crisi pandemica, trasformatasi nella più grande crisi economica e finanziaria dalla fine della Seconda guerra mondiale. Dalla sospensione del Patto di stabilità e crescita al programma di acquisti PEPP della BCE, al fondo SURE, fino alle deroghe al divieto di aiuti di Stato. Questo saggio si occupa del c.d. Recovery fund, la misura anticrisi eccezionale ed una tantum, che dovrebbe consentire all’Unione di supportare quegli Stati che più hanno pagato il prezzo della diffusione virale, tra cui l’Italia. Siamo, dunque, in un’economia di guerra e tutto è da ricostruire. Ma è davvero così? L’Europa “matrigna” si è trasformata in un’amorevole “madre”? Siamo davvero di fronte a un punto di svolta epocale nel processo di integrazione europea? O non si tratta, forse, di una mera illusione? Riuscirà la democrazia a uscire vincitrice da questa situazione?
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L'Almanacco di Filosofia e Politica, diretto da Roberto Esposito, intende essere uno spazio aperto per una riflessione sulla politica - sul suo statuto, sulle sue crisi, sulle sue potenzialità - da un punto di vista filosofico. Non si tratta dunque di una ricerca storico-filologica sui concetti politici, né di un'analisi empirica di carattere sociologico o politologico sulla cronaca politica. Ciò che l'Almanacco intende attivare è un'interrogazione rigorosamente filosofica sull'attualità. La domanda di fondo da cui nascono questi saggi riguarda la relazione tra la crisi globale della politica e i punti ciechi del pensiero contemporaneo. Quali paradigmi teorici hanno contribuito a provocare, o hanno reso possibile, tale cedimento? Ma scopo dell'Almanacco è soprattutto quello di elaborare nuove categorie capaci di riaprire un varco in un orizzonte apparentemente chiuso. Che contributo può dare, la filosofia, per avviare una nuova stagione politica? Il terzo volume si colloca nel solco tracciato dai primi due. In esso si riflette sulle molteplici forme assunte dal conflitto politico: istituzione, sovranità, egemonia, democrazia. I contenuti sono organizzati in tre sezioni. La prima si apre con un dialogo tra Roberto Esposito e Carlo Galli, seguito da saggi di Étienne Balibar, John P. McCormick, Oliver Marchart, Sandro Mezzadra, Geminello Preterossi e Jacques Rancière. La seconda si compone invece degli interventi di studiosi più giovani che durante l'anno partecipano a un progetto di ricerca collettivo. La terza è interamente dedicata a un importante scritto di Neal Wood su Machiavelli, accompagnato da un saggio di Gabriele Pedullà.
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This insightful Research Handbook provides a definitive overview of the New Legal Realism (NLR) movement, reaching beyond historical and national boundaries to form new conversations. Drawing on deep roots within the law-and-society tradition, it demonstrates the powerful virtues of new legal realist research and its attention to the challenges of translation between social science and law. It explores an impressive range of contemporary issues including immigration, policing, globalization, legal education, and access to justice, concluding with and examination of how different social science disciplines intersect with NLR.
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Non molto tempo addietro ho avuto occasione di sottolineare come la tematica degli obblighi informativi correlati alla formazione dell’accordo contrattuale sia venuta prepotentemente emergendo solo in tempi relativamente recenti; in buona sostanza, in concomitanza con tre distinte circostanze: (I) l’esplodere della normativa di derivazione comunitaria in tema di contratti del consumatore, informata – come noto – al generale principio secondo cui “ai consumatori (…) sono riconosciuti come fondamentali i diritti (…) ad una adeguata informazione” (così si esprime l’art. 2, comma 2, lett. c), cod. cons.); (II) il proliferare di normative di settore a tutela di talune categorie di contraenti ritenute particolarmente esposte ai rischi correlati a quella che viene ormai comunemente definita come “asimmetria informativa” (si pensi, ad es., alla disciplina speciale dei contratti di intermediazione finanziaria: d.lgs. 24 febbraio 1998, n. 58, t.u.f.; dei contratti bancari: artt. 115 ss., d.lgs. 1 settembre 1993, n. 385, t.u.b.; dei contratti di assicurazione: art. 120, d.lgs. 7 settembre 2005, n. 209, cod. assic.; dei contratti di affiliazione commerciale: artt. 4 e 6, legge 6 maggio 2004, n. 129; ecc.); (III) il sempre più ampio ricorso, da parte delle nostre corti, alle c.d. “clausole generali”: “correttezza”, “buona fede”, “diligenza”, “meritevolezza”, “illecito”, ecc
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Drawing on four decades of research, Bernard Spolsky presents an updated theory of language policy that starts with the individual speaker instead of the nation. In this book, he surveys the language practices, beliefs, and planning efforts of individuals, families, public and private institutions, local and national activists, advocates and managers, and nations. He examines the diversity of linguistic repertoires and the multiplicity of forces, linguistic and non-linguistic, which account for language shift and maintenance. By starting with the individual speaker and moving through the various levels and domains, Spolsky shows the many different policies with which a national government must compete and illustrates why national policy is so difficult. A definitive guide to the field, this is essential reading for policy makers, stakeholders, researchers, and students of language policy.
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Rights are usually viewed as defensive concepts representing mankind’s highest aspirations to protect the vulnerable and uplift the downtrodden. But since the Enlightenment, political combatants have also used rights belligerently, to batter despised communities, demolish existing institutions, and smash opposing ideas. Delving into a range of historical and contemporary conflicts from all areas of the globe, Rights as Weapons focuses on the underexamined ways in which the powerful wield rights as aggressive weapons against the weak. Clifford Bob looks at how political forces use rights as rallying cries: naturalizing novel claims as rights inherent in humanity, absolutizing them as trumps over rival interests or community concerns, universalizing them as transcultural and transhistorical, and depoliticizing them as concepts beyond debate. He shows how powerful proponents employ rights as camouflage to cover ulterior motives, as crowbars to break rival coalitions, as blockades to suppress subordinate groups, as spears to puncture discrete policies, and as dynamite to explode whole societies. And he demonstrates how the targets of rights campaigns repulse such assaults, using their own rights-like weapons: denying the abuses they are accused of, constructing rival rights to protect themselves, portraying themselves as victims rather than violators, and repudiating authoritative decisions against them. This sophisticated framework is applied to a diverse range of examples, including nineteenth-century voting rights movements; the American civil rights movement; nationalist, populist, and religious movements in today’s Europe; and internationalized conflicts related to Palestinian self-determination, animal rights, gay rights, and transgender rights. Comparing key episodes in the deployment of rights, Rights as Weapons opens new perspectives on an idea that is central to legal and political conflicts.
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Intrecciare sguardi, analizzare chiaroscuri di un universo di discorsi e pratiche sul tema delle relazioni tra generi: è quanto offre il volume, attraverso differenti punti di vista disciplinari - linguistico-letterario, pedagogico, sociologico, giuslavoristico - e suggestioni testuali, visive e di lavoro sul campo. Si tratta di studi e riflessioni prevalentemente declinati sul lato buio delle relazioni tra generi: quello della violenza contro le donne e la violenza domestica. Alberga, però, la speranza della potenza formativa e trasformativa dell'educazione, affidata agli uomini e alle donne di questo tempo, nella pluralità degli spazi di vita nei quali maschile e femminile si muovono ancora, contraddittoriamente, tra rispetto e intolleranza, complicità e ostilità, comprensione e contrapposizione, vita e morte. I saggi nel volume sono l'esito di riflessioni emerse nell'ambito di iniziative di formazione organizzate da un team dell'Università di Foggia e rivolte a studenti universitari, dottori e dottorandi nell'ambito del progetto di ricerca "UN.I.RE - UNiversità Italiane in REte per la Prevenzione alla lotta della violenza contro le donne e la violenza domestica".
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