Ultimi arrivi

Uragani, eruzioni vulcaniche, tempeste, glaciazioni: come siamo sopravvissuti alle catastrofi climatiche del passato? E supereremo quella in corso? Il celebre inverno russo è riuscito a bloccare le invasioni di Carlo XII di Svezia, di Napoleone, di Hitler. Una serie di violente tempeste ha affondato l'Invincibile Armata spagnola. Il fenomeno El Niño ha contribuito al collasso della civiltà maya. Un'inondazione ha distrutto la ricca e potente città di Rungholt, nei Paesi Bassi, permettendo così ad Amsterdam di prosperare. Perché c'è una forza più potente degli eserciti e che nessun patrimonio, per quanto ingente, può controllare: il clima. Il giornalista Marcus Rosenlund conduce i lettori attraverso un viaggio lungo millenni svelando in che modo condizioni atmosferiche e cambiamenti meteorologici hanno contribuito in maniera radicale a formare il mondo che conosciamo. E sottolineando il ruolo decisivo che il clima ha avuto in tanti momenti cruciali, spesso drammatici, della storia dell'uomo, ci dimostra anche perché oggi non possiamo non preoccuparci per quanto sta accadendo al nostro pianeta, e cosa è importante fare per salvare il nostro futuro.
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Questo libro è un'introduzione ragionata all'antropologia culturale rivolta ai futuri insegnanti, ma anche a tutti coloro che sono chiamati a progettare e realizzare interventi educativi, e non soltanto in contesti multiculturali. Questa disciplina, che è per sua natura votata a comprendere la diversità culturale, compie la propria funzione nella misura in cui riesce ad assumere uno sguardo decentrato e relativizzante, che riconosca anche nella nostra cultura di appartenenza una cultura specifica da non dare per scontata nella relazione educativa. Il nostro modo di pensare, di agire, di usare il corpo e persino di concepire cosa significhi insegnare o educare è infatti tutt'altro che ovvio e merita di essere discusso e reso manifesto, per farne oggetto di una riflessione consapevole. Antropologia per insegnare è diviso in tre parti. Il concetto di cultura presenta una disamina delle diverse risposte che, a seconda degli approcci, l'antropologia ha dato alla domanda centrale «che cos'è la cultura?»; mette in evidenza i momenti-chiave della storia dell'antropologia ed è propedeutica alle due parti successive, sia per gli strumenti di base che fornisce, sia perché problematizza una nozione usata in maniera non sempre accorta nel nostro linguaggio quotidiano; Identità individuali e collettive affronta il tema dell'identità e della differenza, individuale e collettiva, attraverso l'esplorazione di alcune categorie che informano il nostro senso comune: razza, razzismo, multiculturalismo, etnia, sesso, genere, famiglia e religione; Antropologia dei processi educativi e della scuola, infine, punta l'attenzione sul tema educativo, mostrando alcune prospettive di ricerca sviluppate dagli antropologi culturali; mostra come la scuola, al pari di qualsiasi altro setting educativo, non assume una rilevanza antropologica solo in quanto luogo di incontro e confronto tra persone di culture diverse, ma che essa è, già di per sé, espressione di una propria particolare cultura, che influenza in maniera profonda il modo in cui si delineano i processi di insegnamento e apprendimento, così come la forma che assumono le relazioni al suo interno.
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Nell’ultimo decennio l’Università italiana è profondamente cambiata, tanto a livello di sistema quanto di singole istituzioni accademiche. Per comprendere direzione e misura del cambiamento risulta di centrale importanza tornare a riflettere sul concetto di autonomia universitaria. È quanto si è cominciato a fare, attraverso gli interventi di qualificati studiosi di diversi ambiti disciplinari, nel convegno promosso dall’Osservatorio sull’Università su L’autonomia universitaria del nuovo millennio.
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First published in 1970, this reprint edition recounts the experiences of a wide range of Western travellers in China over thirteen centuries
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From her position at Harvard University's Department of Government for over thirty-five years, Judith Shklar (1928-92) taught a long list of prominent political theorists and published prolifically in the domains of modern and American political thought. She was a highly original theorist of liberalism, possessing a broad and deep knowledge of intellectual history, which informed her writing in interesting and unusual ways. Her work emerged between the "end of ideology" discussions of the 1950s and the "end of history" debate of the early 1990s. Shklar contributed significantly to social and political thought by arguing for a new, more skeptical version of liberalism that brought political theory into close contact with real-life experience. The essays collected in Between Utopia and Realism reflect on and refract Shklar's major preoccupations throughout a lifetime of thinking and demonstrate the ways in which her work illuminates contemporary debates across political theory, international relations, and law. Contributors address Shklar's critique of Cold War liberalism, interpretation of Montaigne and its connection to her genealogy of liberal morals, lectures on political obligation, focus on cruelty, and her late reflections on exile. Others consider her role as a legal theorist, her interest in literary tropes and psychological experience, and her famed skepticism. Between Utopia and Realism showcases Shklar's approach to addressing the intractable problems of social life. Her finely honed political skepticism emphasized the importance of diagnosing problems over proffering excessively optimistic solutions.
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L'obiettivo del libro è quello di fornire le nozioni fondamentali della Scienza politica, offrendo un ampio quadro d'insieme della disciplina. Il volume illustra le definizioni, i concetti e i metodi scientifici più appropriati per studiare e capire la politica. Inoltre approfondisce le questioni fondamentali della macropolitica (Stato, nazione, regimi democratici e non), degli attori (partiti, gruppi d'interesse, movimenti sociali), delle istituzioni (governi, parlamenti, sistemi elettorali, burocrazie pubbliche), dei processi decisionali e dei loro effetti sul cittadino. "Capire la politica" è un libro rivolto in particolare agli studenti dei corsi di Scienze politiche e sociali, ma è utile e accessibile a chiunque voglia rispondere a quelle domande che tutti ci poniamo in quanto cittadini.
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La monografia cerca di mettere in primo piano il passaggio del diritto penale ad una nuova forma che lo rende aperto a nuove prospettive, dinamico e strutturato in modo tale da abbracciare un sistema di fonti verticali e non più orizzontali. La scienza penalistica sta offrendo, dunque, la visuale di un sistema penale sempre più europeo e pronto a soluzioni in stretta collaborazione con il diritto esterno. Vengono messe anche in evidenza le lacune che tale diritto penale del futuro dovrebbe colmare, tra queste il momento esecutivo della pena nel rispetto dei valori Costituzionali. Dipoi, sempre nell'ottica del domani, si discute sulla possibilità di oltrepassare le carceri e consentire la rieducazione secondo modalità tali da non calpestare la dignità. La certezza del diritto e della pena deriva, in primis, dalla certezza della legge e dal coraggio di attuarla.
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"L'intento è di tratteggiare, attraverso la profonda riflessione che Musselli ha condotto negli anni in questa materia, un affresco della storia delle relazioni tra Stato e confessioni religiose nel periodo compreso tra l'Unità d'Italia e i giorni nostri, a riprova della versatilità di uno Studioso che, oltre alle riconosciute doti di storico, non ha mai temuto di confrontarsi con le questioni dell'attualità." (Dalla premessa)
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Fino al febbraio 2020 l’overtourism produceva nelle città d’arte esternalità negative a fatica tollerate (sovraffollamento; inquinamento; fuga dei residenti dai centri storici). La pandemia ha interrotto i flussi turistici e concentrato gli sforzi sull’urgenza della ripresa.Questa pausa fornisce l’occasione per programmare la sola via di uscita possibile: mettere in campo ogni misura utile per la promozione di un turismo sostenibile. Le misure fiscali devono essere sinergiche con altri interventi: ad esempio strumenti di governo del territorio; di regolamentazione urbanistica e di disciplina delle attività ricettive per evitare forme di concorrenza sleale. Su questo humus dovrebbero innestarsi interventi fiscali quali l’applicazione della tassa di soggiorno – o misure equivalenti – al turismo “mordi e fuggi”, agevolazioni per i visitatori che soggiornano più a lungo, tassazione delle piattaforme che traggono guadagno dall’intermediazione di alloggi siti nelle città d’arte, incentivi per chi investe in attività economiche di vicinato o ristruttura immobili per abitarvi. Indispensabile, infine, una cabina di regia per coordinare le competenze multilivello coinvolte nella politica del turismo.
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