Ultimi arrivi

#Ibridocene è un breve saggio che raccoglie le riflessioni a margine di una serie di dialoghi, condotti da Paolo Iabichino in pieno lockdown e chiusi insieme a Luciano Floridi, che qui fornisce un vademecum per l'età ibrida, attorno al tempo sospeso e carico di contraddizioni che chiunque di noi sta vivendo. Gli ultimi anni sono stati quelli di un'età di mezzo che ha superato la fluidità del postmoderno, per affacciarsi su un contemporaneo difficile da decifrare e definire. La pandemia ha accelerato un guado che si era ormai reso urgente e necessario, ma non possiamo affidarci all'ormai famigerata "nuova normalità" per attraversare questo viatico. Il nuovo tempo richiede uno sforzo inedito, quello della convivenza tra poli che fino a qualche tempo fa sembravano essere contrapposti. Siamo di fronte a un bivio antropologico: da una parte il ritorno alle strade già battute, dall'altra un sentiero decisamente inesplorato dove ci sono solo pochissime tracce, quelle di chi sta provando a mostrare rotte misteriose, ma ricco di nuove opportunità. #Ibridocene focalizza l'attenzione sui temi della tecnologia, che, ovviamente, deve fare i conti con i criteri dell'empatia, ma ci sono anche il linguaggio, il nuovo modo di stare sul mercato e di fare comunicazione, e non ultima l'attenzione che ciascuno di noi deve porre al proprio gemello digitale, incastrato dentro una soglia fatta di atomi e bit.
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Il libro affronta la questione dei modi della cognizione delle cause pregiudiziali a crediti di lavoro nel processo di accertamento del passivo concorsuale. Lo studio prende le mosse dall'analisi critica dello stato del dibattito giurisprudenziale e dottrinale per poi proseguire toccando i problemi generali dell'oggetto del processo di accertamento del passivo della centralità del principio del concorso formale e dell'opponibilità ai creditori concorrenti degli accertamenti giurisdizionali ottenuti al di fuori della cornice concorsuale. Sulla scorta dei risultati raggiunti l'Autore propone una ricostruzione del sistema che cerca di contemperare al meglio gli interessi concorsuali della massa dei creditori con quelli individuali di ciascuno di essi dentro e fuori la liquidazione giudiziale.
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Lo studio si occupa del tema dell’adempimento parziale e delle diverse questioni sottese alla formula, apparentemente piana, dell’art. 1181 c.c. Affrontata quella “semantica”, ma dalle rilevanti implicazioni in punto di disciplina, relativa alla riconducibilità o meno dell’adempimento parziale al genus “inadempimento”, l’indagine si concentra nella ricostruzione del ruolo sistematico dell’art. 1181 c.c., contro quella visione “agnostica” che vi ravvisa mero doppione di regole formulate altrove. Del potere di rifiuto dell’adempimento parziale, nel quadro di una rimeditata analisi dei temi della buona fede e dell’abuso del diritto, vengono dapprima puntualizzati i limiti e successivamente precisati i rapporti con altri rimedi contrattuali, dalla risoluzione per inadempimento alla exceptio inadimpleti contractus. Lo studio si sofferma infine sul cd. adempimento parziale ex latere creditoris e sul tema del frazionamento giudiziale del credito che, nell’orientamento della giurisprudenza, da prerogativa del creditore diviene ipotesi di abuso del processo.
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L'agire educativo è un oggetto di studio ancora da "svelare" in molte sue caratteristiche e implicazioni didattiche. Un "oggetto" che va acquisendo sempre maggiore centralità nel disegno progettuale e politico di civiltà sociale e inclusiva che l'Europa si è dato. Il volume intende proporre il paradigma di una nuova didattica dell'educazione come sapere professionale che, assumendo l'apporto di alcune linee di ricerca avanzate sul tema dell'azione educativa, sia capace di rispondere alle domande dei contesti nei quali cresce la domanda di educazione e di presenze educative professionalmente preparate (servizi educativi per minori, per disabili, per tossicodipendenti, per anziani, domiciliari, territoriali, scolastici): chi sono io educatrice/educatore? Quali sono i tratti che distinguono la professionalità educativa da quella dello psicologo o dell'assistente sociale? Quali sono i metodi educativi? Chi è legittimato a supervisionare/valutare l'azione educativa? Che differenza c'è fra educatore e pedagogista? E che posto ha la ricerca nella formazione dell'educatore e del pedagogista? In un tempo in cui gli istituti educativi (compresa la Scuola) subiscono tensioni verso la medicalizzazione di ruoli e pratiche, formare competenze educative capaci di temperare la tendenze alla delega terapeutica di casi spesso risolvibili con approcci soltanto educativi appare un compito indifferibile.
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The recent developments in the international tax agenda prove that the need for a revival of cooperative compliance programmes is greater than ever before. Regardless of whether one places cooperative compliance programmes in the context of the post-BEPS world, mandatory disclosure rules (which are about to become effective in the European Union) or the discussion about the tax implications of e-commerce, it is in the public interest to ensure a framework for a mature, argument-based and (ideally) real-time discussion between tax administrations and large business taxpayers. The benefits of cooperative compliance programmes may prove particularly important in the post COVID-19 environment, when countries will be looking for ways to recover from the crisis. This book analyses how to ensure that the implementation of the concept of cooperative compliance is underpinned by sound legal principles and enhanced by a robust institutional framework, with a particular focus on the application of the concept in less developed countries. In the context of less developed countries, the concept of cooperative compliance is presented as a legal transplant, able to “travel” across countries, legal systems and legal cultures. The book shows not only how tax administrations and taxpayers may benefit from cooperative compliance programmes, but also what the potential bottlenecks are. As such, this book promotes the concept of cooperative compliance as a viable solution to the many challenges faced by not only developed countries, but also less developed ones. It contributes to tax policy formulations by providing clear recommendations on the design of a cooperative compliance programme, highlights the potential legal and institutional bottlenecks and presents some good practices on how a cooperative compliance programme can be developed. As such, it offers useful guidance for lawmakers and tax administrations planning to implement cooperative compliance programmes.
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There is more to education than teaching and learning, and more to anthropology than making studies of other people’s lives. Here Tim Ingold argues that both anthropology and education are ways of studying, and of leading life, with others. In this provocative book, he goes beyond an exploration of the interface between the disciplines of anthropology and education to claim their fundamental equivalence.Taking inspiration from the writings of John Dewey, Ingold presents his argument in four close-knit chapters. Education, he contends, is not the transmission of authorised knowledge from one generation to the next but a way of attending to things, opening up paths of growth and discovery. What does this mean for the ways we think about study and the school, teaching and learning, and the freedoms they exemplify? And how does it bear on the practices of participation and observation, on ways of study in the field and in the school, on art and science, research and teaching, and the university? Written in an engaging and accessible style, this book is intended as much for educationalists as for anthropologists. It will appeal to all who are seeking alternatives to mainstream agendas in social and educational policy, including educators and students in philosophy, the social sciences, educational psychology, environmentalism and arts practice.
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Advancing a rapidly growing field of social science inquiry-the anthropology of policy-this volume extends and solidifies this body of work, focusing on education policy. Its goal is to examine timely issues in education policy from a critical anthropological, ethnographic, and comparative perspective, and through this to theorize new ways of understanding how policy "does its work." At the center is a commitment to an engaged anthropology of education policy that uses anthropological knowledge to imagine and foster more equitable and just forms of schooling. The authors examine the ways in which education policy processes create, reflect, and contest regimes of knowledge and power, sorting and stratifying people, ideas, and resources in particular ways. In contrast to conventional analyses of policy as text-based, dictated, linear, and rational, an anthropological perspective positions policy at the interface of top-down, bottom-up, and meso-level processes, and as de facto and de jure. Demonstrating how education policy operates as a social, cultural, and deeply ideological process "on the ground," each chapter clearly delineates the implications of these understandings for educational access, opportunity, and equity. Providing a single "go to" source on the disciplinary history, theoretical framework, methodology, and empirical applications of the anthropology of education policy across a range of education topics, policy debates, and settings, the book updates and expands on seminal works in the field, carving out an important niche in anthropological studies of public policy.
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In maniera schietta e provocatoria, uno dei maggiori antropologi contemporanei riflette sul modello educativo della società di oggi, criticando la distanza dal mondo e dagli altri che esso produce. L'educazione, al contrario di quanto generalmente fatto dalle istituzioni che se ne fanno carico, ha necessità di costruire corrispondenze con gli altri e con il contesto nel quale conduciamo le nostre vite. Tale "nuovo" paradigma può essere rappresentato dall'antropologia, tanto come pratica di ricerca sul campo, quanto come scintillante repertorio di esempi culturali diversi. Da una prospettiva nella quale riecheggiano i suoi più famosi lavori, Ingold si rivolge a tutti coloro che cercano alternative ai tradizionali programmi educativi, invitando i suoi lettori a considerare possibilità che sono, in fondo, molto più nelle corde della nostra condizione di esseri umani.
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L'apprendimento cooperativo è un metodo di insegnamento/apprendimento incentrato su attività in gruppo, strutturate secondo precisi principi, che ha dimostrato una formidabile efficacia sia nel promuovere gli apprendimenti scolastici e lo sviluppo di competenze di convivenza civile, sia nello stimolare diverse intelligenze e diversi stili di apprendimento. Rappresenta perciò una risposta pienamente adeguata alla necessità di favorire la crescita integrale della persona, sottolineata dalle indicazioni nazionali per il curricolo, e di creare un ambiente inclusivo, come richiesto dalle direttive ministeriali sugli alunni con Bisogni Educativi Speciali, poiché si basa sul principio secondo cui ogni componente del gruppo, con le sue caratteristiche peculiari e speciali, può contribuire all'apprendimento di tutti e ciascuno può divenire risorsa per gli altri. Realizzare l'apprendimento cooperativo, tuttavia, non è qualcosa che si può improvvisare. Sulla base della sua lunga esperienza come formatrice in centinaia di scuole italiane, in questo volume l'autrice fornisce indicazioni puntuali e immediatamente applicabili per: progettare le attività di apprendimento cooperativo, formare i gruppi per le attività cooperative, insegnare e sviluppare le abilità sociali, favorire il clima cooperativo in classe, proporre attività cooperative semplici e complesse, valutare il gruppo cooperativo.
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