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Nell'ambito di una riforma strutturale che ha interessato diversi aspetti delle condizioni di funzionamento degli atenei, la legge 30 dicembre 2010, n. 240 (c.d. Legge "Gelmini"), ha disposto l'introduzione di un sistema di contabilità economico-patrimoniale e analitica, riordinando contemporaneamente la disciplina del budget e del bilancio. L'innovazione dei sistemi informativo-contabili e di controllo degli atenei è un tema che ha trovato ampio spazio nel pensiero scientifico, anche prima della novella legislativa. Tuttavia, le ragioni che motivano il presente lavoro monografico traggono spunto da una duplice osservazione. In primo luogo, i decreti attuativi della legge e la regolamentazione applicativa ministeriale hanno sinora disciplinato esclusivamente l'ambito della contabilità economico-patrimoniale e il sistema di bilancio degli atenei, che rappresentano una premessa necessaria affinché possa essere operata una razionale ed efficace definizione dei sistemi direzionali di controllo su base accrual. Gli atenei hanno pertanto, in questo momento, il più ampio spazio di manovra per progettare il percorso di implementazione ritenuto più funzionale rispetto alle proprie finalità conoscitive. In secondo luogo, l'autonomia che la Legge 168/89 ha riconosciuto sul piano amministrativo-contabile alle istituzioni universitarie ha determinato una rilevante eterogeneità di pratiche contabili, rendendo complessa un'azione di confronto e la condivisione di strategie comuni per sfruttare pienamente il potenziale informativo offerto dagli strumenti introdotti dal legislatore. Il presente lavoro vuole inserirsi nel dibattito ed offrire un contributo a quel filone della letteratura che studia le dinamiche del "management accounting change", anche grazie ad una indagine empirica che ha interessato diversi atenei del nostro Paese.
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Qual è la funzione della contabilità aziendale e come porta alla redazione del bilancio? Quali sono le informazioni che possono essere tratte dai documenti che lo compongono? Come si passa dal risultato dell'esercizio al reddito imponibile? Qual è il valore che può essere attribuito a un'azienda? Quali sono i fattori che determinano le condizioni di equilibrio finanziario, economico e patrimoniale? Come può essere rilevata per tempo la crisi dell'impresa? Sono domande che il giurista spesso si pone e le cui risposte vengono da una scienza che confina - ed anzi, in più punti si sovrappone - col diritto dell'impresa. Gli autori, di diversa formazione ed esperienza professionale, hanno voluto contribuire al non ricco panorama editoriale della manualistica dedicata all'esposizione dell'economia aziendale per i giuristi: il volume, nato per gli studenti dei corsi di laurea in giurisprudenza, affronta questi temi in termini semplici ma rigorosi e si propone perciò anche come utile supporto ai professionisti, che si trovano a operare nel campo in cui scienze giuridiche ed aziendalistiche si incontrano.
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Negli ultimi anni il tema della compliance si è molto ampliato tanto da risultare sempre più indispensabile non solo per una corretta gestione delle imprese e per una coerente applicazione di procedure interne, ma anche per le possibili ricadute legali e gli effetti reputazionali derivanti dalla "non compliance". Per questo motivo "La gestione della compliance. Sistemi normativi e controllo dei rischi", testo curato da Alessandro Adotti e da Saverio Bozzolan, raccoglie profili tecnici ed esperienze operative che costituiscono il territorio, spesso disomogeneo ed articolato, nel quale si misura la capacità delle imprese e di altri attori di rispondere alla sfida del rispetto di specifiche disposizioni del legislatore. Dal sistema dei controlli a policy e procedure, dalle normative essenziali al ruolo del compliance officer, il volume, nato dall'esperienza comune degli autori nell'ambito dell'Executive Programme in Compliance Management in Luiss Business School (EPCM), evidenzia l'importanza di un approccio trasversale alla materia, definendone principi teorici e aspetti pratici.
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Explores and describes the evolutionary history of the face, facial forms and types, sexual and racial characteristics and alterations, artificial decoration and concealment, expressive and communicative factors, and the various theories of physiognomists
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"Governance" della competizione è definizione inedita che vuole rappresentare l'esigenza - e il processo - di "gestione" - a un tempo con finalità di influenza e di controllo -, da parte delle imprese, dell'interazione concorrenziale. Il contesto competitivo di riferimento delle imprese è diventato uno "spazio aperto" che propone mutevoli e polimorfe modalità di interazione tra le imprese; i diversi stakeholders si "ibridizzano" in termini di obbiettivi e di strumenti; la contrattazione diviene la modalità caratteristica del processo decisionale; la dinamica del costo e la velocità di diffusione dell'informazione e della tecnologia abbattono le tradizionali barriere all'entrata. La strategia assume le connotazioni di un processo non solo dinamico, ma in divenire che identifica la propria chiave di successo nella capacità di gestione dei "momenti" della competizione. Anche il fenomeno della competizione sleale va valutato, e gestito, in tale contesto, con strumenti nuovi che presuppongono nuove modalità di interazione tra economia e diritto, tra imprese e policy maker, tra imprese e stakeholders.
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