Ultimi arrivi

Alcune linee attraversano e collegano fra di loro i saggi che qui si presentano, consentendo di leggere il disegno complessivo a cui rispondono, quello cioè di esplorare non solo le nuove configurazioni che affiorano dopo che il digitale ha “esploso” – o imploso – modi, mezzi e oggetti (se vogliamo attenerci alle categorie classiche della drammaturgia), ma anche di saggiare, a fronte di questo compito, la tenuta complessiva degli apparati metodologici che il fine-millennio ci ha consegnato. In questa prospettiva i punti di osservazione più idonei si attestano nelle zone di “confine”, per cogliervi i processi di slittamento, la dissoluzione progressiva delle frontiere, lo scambio sempre più frequente fra le marche che segnalano la diversità dei territori, invalidandone ogni proprietà identitaria. Abitarne le linee infatti significa il più delle volte denunciarne la virtualità, privarsi delle funzioni distintive e oppositive che ci consegnano. Azioni in loop, percorsi di smarrimento, tempi reiterati, immagini aptiche sono segni sintomatici di un'assenza, di una sensibilità dei diversi enunciati a configurarsi in modalità nelle quali né si dà ai casi tutela narrativa, né il mandato narrativo è affidato alla composizione dei casi. È l'altro lato del mondo digitale, che invece sembrerebbe destinato a resuscitare i fasti della narrazione classica moltiplicandone i ribaltamenti e accreditandola con l'iperrealismo degli effetti speciali e con l'ipertrofia dei processi di pre e postproduzione; piuttosto che per proliferazione delle vertigini metatestuali, i passages qui esplorati, ospitano il pensiero del mutamento per la perdita di corpo e luogo che esibiscono, per l'esperienza del vuoto che manifestano.
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En 1945, naît en France, sous l'impulsion de Roger Pic et avec près d'un demi-siècle de retard, ce que l'on pourrait appeler la photographie de mise en scène par opposition au portrait d'acteur qui représentait la majeure partie de la production photographique ayant trait au théâtre
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En 1994, disparaissaient à quelques mois de distance Madeleine Renaud et Jean-Louis Barrault, véritables monstres sacrés, images mythiques aussi du théâtre français. Ils avaient durant cinquante ans incarné l'image d'un couple entièrement dévoué au théâtre, comme l'avaient été les Pitoëff, Georges et Ludmilla, comme leurs amis les plus proches, Laurence Olivier et Vivien Leigh. Publié à l'occasion de l'exposition présentée par la Bibliothèque nationale de France du 23 mars au 20 juin 1999.
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Di personaggi alti e plebei, allegri e drammatici, sovente trasgressivi, era gremito l’ambiente parigino fra Ottocento e Novecento. E tali sono anche i personaggi guida di questo libro: l’attrice più grande e la narratrice di maggior futuro del periodo, che attraversarono l’una il mondo dell’altra incontrandosi una sola volta. Il travestimento entrò nella loro arte e nella loro vita, in un tempo dal travestimento segnato, in senso sia leggero che tragico. Ma se ci si travestiva allora in più sensi, Sarah Bernhardt e Colette conferiscono un cuore teatrale, problematicamente teatrale, a queste pagine. Il teatro, come il travestimento, fa diventare un altro, un’altra; e con forza tale che un’attrice senza padre legale – Sarah – creò allora sconvolgenti personaggi maschili, e una piccola artista di caffè concerto – Colette – ne fu stimolata a cercarsi nella scrittura. Questa e altre dilatazioni disciplinari, fra storia e letteratura, preparano incontri ulteriori, il più importante dei quali, con Virginia Woolf, funge da commiato. La trama stessa dei riferimenti ha fatto della storia delle donne l’altro osservatorio privilegiato dell’analisi. Non a caso la vita condotta oltre i limiti prestabiliti fece delle attrici fra i due secoli figure di riferimento delle emancipazioniste e delle donne in genere. Arduo era il processo di assunzione e superamento dei ruoli nell’arte e nella vita; e il travestimento fu, per molte, un segno sociale di affermazione dell’identità, affrancata dal femminile, in una sfida-esperienza a tutto campo. Un mondo altro è così dischiuso da questo libro, non solo storico.
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Cet ouvrage collectif explore la place prise au théâtre par la dimension visuelle et l’image. Après avoir retracé genèse et évolution de l’image sur scène, du mur antique au décor de la Renaissance, il montre que l’avènement dans les années 70 du théâtre-image, que peut symboliser l’œuvre de Richard Wilson, fait écho aux recherches des expérimentateurs du début du siècle, tels Craig, Meyerhold, Artaud
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