Ultimi arrivi

Il teatro inglese è uno dei più ricchi, per l'importanza degli autori, la quantità e la qualità delle opere, di tutta la storia del teatro. I suoi periodi di maggiore fioritura corrispondono fondamentalmente all'età elisabettiana, dove campeggia la figura di Shakespeare; a quella della restaurazione in cui, alla fine del Seicento, dopo un periodo di censure e proibizioni, si verifica la ripresa dell'attività teatrale e il trionfo della "commedia delle maniere"; alla fine dell'Ottocento, con i drammaturghi brillantemente antiborghesi come Wilde e il primo Shaw; all'età contemporanea, quando il teatro è considerato un sofisticato strumento per dibattere idee e questioni sociali e politiche. Di questi periodi così essenziali Masolino d'Amico traccia un profilo incisivo, più attento a coglierne i momenti e le idee fondamentali che non a ridurli a mero catalogo di autori e di opere.
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Abbandonando l'ottica universale e antropologica di illustri lavori precedenti (come Storia della danza di Curt Sachs, o Danza e balletto di Gino Tani), il manuale di Pontremoli sceglie di limitarsi, con una concretezza che evita i pericoli di teorizzazioni disgiunte da solide basi documentarie, allo studio dell'evoluzione della danza occidentale nell'epoca moderna, cioè alla sua progressiva definizione come genere spettacolare parallelo alla lirica e alla prosa; un'ottica che comporta una minore attenzione verso il ballo e le danze sociali, esaminati nel loro rapporto con la danza e il balletto teatrali (causa di ricadute nella coreografia degli spettacoli e nelle tecniche dei professionisti).Dopo avere rilevato, nel primo capitolo, che già nel Medioevo la danza occidentale presenta un consistente repertorio di tecniche performative professionali, l'autore illustra come la fortuna quattrocentesca dei balli di società inneschi una richiesta di competenze tecniche che porta alla nascita di una nuova figura, il maestro di danza, e in seguito alla separazione fra danzatori occasionali e di mestiere, con l'inserimento di questi ultimi fra le attrazioni delle feste di corte (e successivamente dei teatri commerciali); la nascita della danza professionale e spettacolare porta a una progressiva presa di coscienza, da parte dei ballerini stessi e dei coreografi, della necessità di sviluppare un proprio linguaggio drammaturgico che conferisca alla loro arte, evitando la ghettizzazione nell'ambito delle esibizioni basate sulla semplice performance fisica, la stessa dignità delle rappresentazioni teatrali; analogamente viene avvertita la necessità di svincolare lo spettacolo di danza dalla funzione di complemento a altri eventi più importanti.La storia della emancipazione della danza come genere autonomo è affrontata restituendo una precisa personalità ai protagonisti di questo percorso e esaminando le successive poetiche drammaturgiche che fanno della danza classica un oggetto molto più complesso nelle sue stratificazioni di quanto appaia a uno sguardo superficiale; infine il manuale approda al Novecento, secolo in cui una nuova sensibilità corporea ridefinisce lo statuto di questa arte come forma di espressione; il panorama del secolo appena trascorso è tracciato con competenza, individuando allo stesso tempo nella danza attuale i contributi forniti dalle avanguardie e le eredità delle tecniche classiche, e evitando confusioni di fenomeni diversi all'interno di uno stesso calderone; analoga attenzione spinge l'autore a parlare in questo capitolo del Butô giapponese, danza nata sulla base di una ideologia della crisi che la rende molto più vicina alle esperienze espressioniste europeee che al panorama tradizionale dell'arcipelago.Il saggio è completato da un glossario dei termini tecnici, da un ricco corpo di schede relative ai personaggi di cui si parla nel volume (un vero e proprio dizionario biografico), e da un apparato iconografico costituito da 31 tavole.
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Attore, scrittore, regista, cantante, danzatore sufi, ricercatore universitario, iracheno di Bagdad, autoesiliato in Italia: un'esperienza di vita molto particolare, se non unica, si dispiega in questo libro di Kassim Bayatly con la forza delle cose esemplari. Dal racconto dei primi anni italiani alle prese con le difficoltà dei migranti, all'apprendistato universitario, dalla fondazione del Teatro dell'Arcano, agli spettacoli-rituali, la storia umana e teatrale dell'autore guarda alla feconda tradizione della ricerca di Grotowski e Barba, ma costruisce una personale via al teatro, fatta di esercizio quotidiano e spiritualità, di tecnica dell'attore e mistica del movimento, nei territori dei "corpi sottili" che ricongiungono ognuno a una realtà arcana della vita, più armonica, più profonda, forse anche più felice. Una biografia artistica ma anche un breviario per teatranti fuori dagli schemi, scritto da un teatrante che ha dimostrato concretamente cosa può essere un "ponte" tra mondi che qualcuno vuole ostinatamente tenere distanti.
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Gli avvenimenti teatrali qui recensiti sono tra i maggiori datisi in Italia nel '91-'92 e anche, a giudizio di Quadri, i più significativi tra quelli rappresentati all'estero. Si va quindi dai Sei personaggi in cerca d'autore di Pirandello con la regia di Zeffirelli (Teatro Antico di Taormina), al Don Quichote di Cervantes, regia di Maurizio Scaparro (Expo di Siviglia), da Johan Padan e la descoverta de le Americhe di Dario Fo (Teatro Trento), a Ulisse e la balena bianca (da Moby Dick di Melville) regia di Vittorio Gassman (Colombiadi e Teatro di Genova), da Julius Caesar di Shakespeare, regia di Peter Stein (Festival di Salisburgo), a Come tu mi vuoi di Pirandello, regia di Giorgio Strehler (Piccolo Teatro di Milano)
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Nel 1947 la nascita del Piccolo Teatro di Milano introduce la forma del teatro stabile ad iniziativa pubblicai. Tale modello culturale e organizzativo è elevato a 'formula' universale nelle esperienze degli stabili che sorgono nei principali centri urbani tra il 1950 e il 1965. Tale periodo vede l'affermazione e il consolidamento di una modalità inedita di produzione teatrale e di diffusione della cultura, nonché l'ampliamento di una rete di nuove istituzioni. Tra il 1965 e il 1975 la rivoluzione culturale, sociale e politica travolge anche gli stabili, che vengono identificati con l'incarnazione della dittatura del potere centrale in ambito culturale; dalle macerie del sistema emergono però nuovi modelli di stabilità. Gli anni Ottanta aprono un nuovo periodo critico per i teatri di matrice pubblica. La prima parte di questo volume studia la storia del sistema teatrale italiano nel Novecento, mentre la seconda cerca di scattare una fotografia delle istituzioni teatrali, raggruppandole per area geografica. L'analisi della vicenda artistica e istituzionale dei teatri stabili porta a interrogarsi sul significato del concetto di teatro pubblico oggi.
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Gli spazi lasciati aperti vengono ad uno ad uno occupati dagli incontri, dalle persone e dai contenuti che si generano. Ma per far sì che questo si verifichi è necessario il rigore della rinuncia, quella di sottrarsi al meccanismo che impone scelte obbligate in cambio di finanziamenti, quella di non lasciare spazio alle pratiche che riportano l’arte su un piano acritico di semplice comunicazione o intrattenimento. La rinuncia, insomma, a tutto ciò che allontana l’organizzazione di uno spazio destinato alla cultura dalla sua primaria funzione politica, quella cioè di farne un presidio di civiltà, di promozione e non di conservazione, di ricerca e non di esibizione.
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