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Dal punto di vista degli autori, due feroci collezionisti di manifesti, cartoline, medaglie, monete, soprammobili, giocattoli del primo ventennio del secolo, la prima guerra mondiale è stata, secondo la loro propria definizione, un'autentica guerra surrealista. L'originalissimo volume che essi hanno composto sulla base di migliaia di pezzi, fotografie, riproduzioni e illustrazioni non è comunque soltanto un repertorio abbastanza allucinante di come era vista la guerra da soldati in trincea o da donne in attesa o da governanti in cerca di arruolati, ma è soprattutto una ricostruzione dei "segni" della guerra attraverso l'occhio e la mano, la propaganda e l'esaltazione spudorata, oppure attraverso la nostalgia e la paura di chi esorcizza l'insensato conflitto con l'umorismo, la pazienza o semplicemente il pervicace desiderio di sopravvivenza tipico della classe popolare che veniva portata al macello. Da osservare, lungo le centinaia di illustrazioni del volume, la formidabile capacità di costruzione linguistica e artistica attraverso la quale si esplica la capacità espressiva della povera gente e, contro di essa, di coloro che fanno di tutto per suggestionarla catturandone l'entusiasmo.
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In questo testo Betty Edwards offre una proposta stimolante, poiché è convinta che tutti siano dotati di creatività e che esistano semplici tecniche basilari che possiamo usare per accrescere la nostra stessa espressione artistica e liberare il nostro vero potenziale creativo, indipendentemente dal fatto che il risultato finale sia un'opera d'arte o un'idea originale, un intuito personale o la soluzione creativa a un problema d'affari. Basando il proprio studio sulle più recenti ricerche attorno alla duplice funzione del cervello, l'autrice ci conduce in un'affascinante esplorazione della natura del processo creativo in sé, il quale nasce dalla combinazione del procedimento percettivo-visivo dell'emisfero destro.
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