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In tempi in cui nella ricerca biblica e negli studi su giudaismo e cristianesimo antichi si indulge volentieri alla costruzione di teorie generali e locali tanto ingegnose e seducenti quanto inverificabili, negli scritti che Erik Peterson raccoglie e pubblica in "Chiesa antica, giudaismo e gnosi" si mostra che cosa sia la filologia storica, come sulla base di testi e temi - spesso marginali o stravaganti o imbarazzanti, per questo sempre poco praticati - essa consenta di ricostruire la pluralità dei mondi in cui il cristianesimo fece la sua comparsa e interagì con le culture circostanti. In Peterson la filologia è conoscenza di prima mano della letteratura greca e latina, cristiana e non, e soprattutto è competenza sia dei generi sia delle forme in cui la lingua della koinè s'incarna, come anche delle situazioni e delle funzioni sociali in cui generi e forme, motivi e pratiche ebbero a esplicarsi, combinarsi, combattersi, imbricarsi, ibridarsi e trasformarsi. Introduzione di Lester L. Field Jr.
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Una concezione di vecchia data nella cultura occidentale manifesta la tendenza a presentare i nuovi tratti della religiosità del IV e della prima metà del V secolo come l’esito di una presunta crisi che nel III secolo avrebbe investito l’Impero romano a seguito di eventi negativi di portata eccezionale. In questo saggio, frutto di alcune conferenze tenute all’Università di Harvard e aggiornato da una introduzione piú recente, l’Autore prende le distanze da un simile modo di intendere i cambiamenti religiosi relativi alla tarda antichità. A suo parere, è all’interno del mondo romano della fine del II e del III secolo, nelle logiche di potere e negli «stili» delle relazioni sociali che lo caratterizzano, che vanno ricercate le premesse della nuova religiosità e piú in generale della nuova vita culturale e sociale che si affermeranno nei secoli successivi, e non in eventi traumatici o in nuove idee che avrebbero travolto questo mondo dal di fuori. Ed è proprio questa la novità del libro, che, affrontando in quest’ottica diverse aree dell’esperienza religiosa nel bacino del Mediterraneo nella tarda antichità e i vari modi di intendere «il sacro» durante due secoli, si propone come affascinante introduzione per chi voglia comprendere a fondo un’epoca cosí feconda di spunti che germoglieranno poi nel Medioevo.
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