Ultimi arrivi

L’affidamento nelle posizioni espresse dall’Amministrazione finanziaria costituisce un tema centrale del diritto amministrativo dei tributi. Ormai quotidianamente si consuma un conflitto tra interesse fiscale e diritti soggettivi del contribuente, la cui risoluzione è oggetto di un prolungato e tuttora vivente sforzo ricostruttivo della legislazione tributaria, della dottrina e della giurisprudenza. Il legittimo affidamento, pur alla base della moderna concezione dello Stato, risente di questa tensione tra opposte forze ed esigenze ed è stato sovente ritenuto difficilmente applicabile all’Erario o comunque circoscritto alla dimensione sanzionatoria. Tale limitazione determina, tuttavia, un vulnus ad una visione garantista del rapporto tra autorità e cittadino nonostante quest’ultima appaia, almeno nelle intenzioni, largamente accettata.Il presente lavoro, da una parte, tenta di ricostruire dogmaticamente la categoria dell’affidamento tributario, dall’altra, mostra come una sua applicazione in senso restrittivo possa condurre a risultati giuridicamente inaccettabili in termini di tutela. La sua natura di principio costituzionale a geometria variabile, inoltre, lo rende in grado di adattarsi a situazioni anche radicalmente differenti, dando rilievo all’effettiva attitudine alla contribuzione del singolo e favorendo un’interpretazione dinamica dell’art. 53 della Costituzione. In una prospettiva di valorizzazione del rapporto fiduciario tra fisco e contribuente, assume fondamentale importanza poter percepire, anche grazie al contributo ermeneutico dell’Erario, di aver adempiuto correttamente ai propri doveri tributari, al riparo da qualsiasi ripensamento amministrativo.
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Quante volte è accaduto nel giudizio costituzionale che il giudice relatore non ha redatto la decisione? E, soprattutto, quante volte non ha voluto redigerla? E, infine, si può ancora definire questa evenienza "rara"? È questa veramente una «ipotesi estrema in cui entrano in campo ragioni di coscienza giuridica o di coscienza senza aggettivi e si ritenga necessario, per ragioni di onorabilità (prossime alla tentazione di dimissioni dal Collegio) di dover far rilevare la propria estraneità ad una determinata decisione»? Oppure rimane una vicenda di cui è difficile tracciare le coordinate, costituendo solo una scoordinata, casuale e individualistica forma di dissenting opinion? Ferma tenendo la distinzione di questo fenomeno, istituzionalizzato, dal c.d. dissent, è opportuno fare una prima indagine di tipo quantitativo, che tuttora non è stata svolta in modo soddisfacente, giacché ogni volta è difficile orientarsi nella lettura delle decisioni della Corte. Ad un primo conto, salve omissioni, errori, dimenticanze, i casi ufficiali (cioè registrati e riscontrabili attraverso le indicazioni che si ricavano dall'epigrafe, ovvero dalla sottoscrizione della sentenza) sembrerebbero, dal 1988 ad oggi, 87 : non tantissimi, specie se paragonati alla quantità di decisioni rese dalla Corte nel periodo 1988-2020, pari a 14.691, ma nemmeno una quantité negligeable, specie se si considera che si tratta di un fenomeno stabile negli ultimi tre decenni (26 casi di sostituzione si sono verificati tra il 2010 e il 2020, 29 tra il 2000 e il 2009, 32 risalgono al periodo 1988-1999). Ma una lettura quantitativa non basta, se non è accompagnata da un'analisi concreta e puntuale dei casi, esaminando le diverse questioni e tenendo nel dovuto conto le caratteristiche dei Presidenti e, soprattutto, dei giudici coinvolti. È quello che il testo si propone di fare, limitandosi a riportare con pochissimi commenti passi delle sentenze della Corte e qualche citazione di dottrina ed evitando di esprimere giudizi sul merito della questione, per cercare di individuare, se possibile, i punti di dissenso (se effettivamente esistenti) tra l'originario relatore e la maggioranza della Corte: i risultati non sono insignificanti e sono commentati, nel loro complesso, nel capitolo conclusivo, in cui si farà inevitabilmente riferimento al delicato tema della dissenting opinion, rispetto al quale la (apparentemente piccola) vicenda della sostituzione del relatore nella redazione della decisione è strettamente connessa e si trova in qualche modo ai suoi margini.
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Il primo volume si occupa di tracciare un bilancio della ricerca stessa e di illustrare le prospettive che questa apre tracciando la visione d’insieme che emerge dal lavoro complessivo ed individuando i temi emergenti, dedicando in particolare una parte interamente alle sfide delle competenze per la salute e sicurezza sul lavoro.
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Since Bitcoin appeared in 2009, the digital currency has been hailed as an Internet marvel and decried as the preferred transaction vehicle for all manner of criminals. It has left nearly everyone without a computer science degree confused: Just how do you mine money from ones and zeros? The answer lies in a technology called blockchain, which can be used for much more than Bitcoin. A general-purpose tool for creating secure, decentralized, peer-to-peer applications, blockchain technology has been compared to the Internet itself in both form and impact. Some have said this tool may change society as we know it. Blockchains are being used to create autonomous computer programs known as smart contracts, to expedite payments, to create financial instruments, to organize the exchange of data and information, and to facilitate interactions between humans and machines. The technology could affect governance itself, by supporting new organizational structures that promote more democratic and participatory decision making. Primavera De Filippi and Aaron Wright acknowledge this potential and urge the law to catch up. That is because disintermediationa blockchains greatest assetsubverts critical regulation. By cutting out middlemen, such as large online operators and multinational corporations, blockchains run the risk of undermining the capacity of governmental authorities to supervise activities in banking, commerce, law, and other vital areas. De Filippi and Wright welcome the new possibilities inherent in blockchains. But as Blockchain and the Law makes clear, the technology cannot be harnessed productively without new rules and new approaches to legal thinking.
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Una raccolta di "casi e i materiali" è, per definizione, un lavoro umile. E pur tuttavia utile. Ciò vale in particolare per il diritto antitrust europeo che è costituito da una struttura normativa relativamente scarna, in relazione alla quale la Corte di giustizia e il Tribunale dell'Unione europea hanno però sviluppato una giurisprudenza vastissima, a sua volta integrata da un'ampia e importante rete di atti amministrativi della Commissione. Data l'ampiezza del materiale, le scelte qui effettuate sono state necessariamente draconiane e in parte arbitrarie, ma hanno comunque l'ambizione di illustrare al lettore i tratti più significativi della materia, sia dal punto di vista sostanziale che da quello procedurale. Esse sono state affinate e guidate dalle valutazioni, attente e pertinenti, dei miei studenti del corso di European Antitrust Law, che da diversi anni tengo presso il Dipartimento di Scienze giuridiche dell'Alma Mater. Anche grazie a questo vaglio, il materiale raccolto è piuttosto 'elaborato', nel senso che dello stesso sono riportate solo quelle parti che recano le soluzioni di diritto individuate dalle istituzioni europee, ovviamente mantenute nel loro contesto fattuale e giuridico. Inoltre, i testi sono stati sistematizzati in modo da agevolare una lettura non disarticolata della logica e dello sviluppo della materia. La raccolta è destinata principalmente agli studenti universitari che decidano di seguire un corso di diritto della concorrenza, ma potrebbe risultare utile anche al professionista interessato a cogliere direttamente dalla prassi applicativa gli elementi essenziali di una materia la cui conoscenza non può più essere appannaggio dei soliti 'divergenti' e sognatori europei, ma è divenuta necessaria anche per i solidi e concreti giureconsulti nazionali. Nell'art. 1, par. 4 della legge n. 287/90 si precisa che le norme italiane sulla concorrenza vanno interpretate alla luce dei 'principi dell'ordinamento delle Comunità europee in materia di disciplina della concorrenza'. In questa raccolta il giurista italiano trova quei principi. (dalla presentazione)
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L’autore trae spunto da alcune disposizioni di diritto penale sostanziale contenute nella recente legge spazzacorrotti, volte a stimolare la collaborazione-delazione cui seguono benefici vari: da quello più radicale della “non punibilità” di cui all’art. 323 ter c.p. a quello dei benefici penitenziari o a quello della attenuazione della durata delle sanzioni interdittive applicabili all’ente. La riforma si colloca nel solco di una politica-criminale populista d’emergenza – come quella intrapresa nei confronti del fenomeno della corruzione e della illegalità diffusa nella P.A. – che affianca a un complessivo inasprimento del sistema sanzionatorio meccanismi di carattere “premiale”, in presenza di una fattiva collaborazione da parte del reo. La disamina verte principalmente sulla nuova causa di non punibilità e l’obiettivo, in assenza di una espressa disciplina di raccordo con il processo penale, è quello di analizzare le numerose ...
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Il lavoro monografico esamina la posizione del collegio sindacale rispetto alla crisi dell’impresa. Nel primo capitolo, di carattere storico, sono illustrate le linee di evoluzione dell’organo di controllo, prendendo le mosse dalle teorie sulle origini dei sindaci; il capitolo accompagna dunque il lettore dalla prima definizione legislativa dei sindaci, riportata nel codice di commercio del 1882, all’emanazione del Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (d.lgs. 12 gennaio 2019, n. 14). Il secondo capitolo esamina, invece, il tema delle competenze del collegio sindacale nelle società per azioni che, pur non trovandosi tecnicamente in una condizione di insolvenza, presentino profili di squilibrio e difficoltà; in tale parte della monografia ci si domanda se tra le pieghe del codice civile possa ravvisarsi un obbligo, in capo al collegio sindacale, di evitare che le difficoltà dell’impresa degenerino nell’insolvenza. All’interno del terzo capitolo l’attenzione si focalizza sul ruolo dei sindaci nelle s.p.a. che abbiano domandato al Tribunale l’apertura del concordato preventivo; in particolare, ci si confronta con le questioni operative poste dall’innesto di un organo esterno di vigilanza – il commissario giudiziale – in un tipo societario caratterizzato dalla presenza di un organo interno di controllo; il capitolo si conclude con alcuni cenni ai punti di intersezione tra la disciplina dei sindaci e le regole che presiedono al funzionamento degli accordi di ristrutturazione, del piano attestato e della convenzione di moratoria. L’ultimo capitolo analizza il profilo della prevenzione dell’insolvenza nella prospettiva comparatistica: in una prima sezione sono passati in rassegna sia sistemi debtors oriented (Germania e Spagna), attenti cioè a preservare l’autonomia della società debitrice nella gestione dell’insolvenza, sia sistemi creditors oriented (Portogallo e Slovenia), nell’ambito dei quali il ceto creditorio può sollecitare la società ad avviare trattative dirette alla rimodulazione dei debiti; la seconda sezione è dedicata allo studio del modello francese di prevenzione che, per le sue spiccate peculiarità, non è riconducibile alle legislazioni debtors o creditors oriented; nella terza sezione si analizzano, infine, le procedure d’allerta, disciplinate in Italia dal Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, cercando di evidenziare assonanze e dissonanze rispetto alla legislazione d’Oltralpe dalla quale esse sono tratte.
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Il quinto volume si occupa delle competenze e delle nuove professionalità per la tutela della salute e della sicurezza. Questo a partire da una analisi ragionata della letteratura italiana e internazionale e soprattutto grazie ad una analisi empirica nella forma di una mappatura delle figure chiave del sistema prevenzionistico in Italia. Mappatura che si occupa di individuare competenze e standard formativi e professionali per ricostruire poi le competenze del Responsabile della sicurezza 4.0 e di altre figure chiave del sistema prevenzionistico secondo uno standard certificabile.
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Il volume esprime lo spirito e l’ambizione che stanno alla base della nuova serie I Tematici dell’Enciclopedia del diritto che con esso si inaugura e mostra le inedite opportunità che sono implicite nel nuovo format che si è scelto di dare all’opera, consentendo di superare il sacrificio della “compattezza” nella trattazione delle singole materie insito nella struttura enciclopedica. È il frutto di una riflessione organica collettiva compiuta da un rilevante numero di studiosi autorevoli, che sono tra i maggiori e più profondi conoscitori della materia contrattuale. Attraverso le cinquanta voci che lo compongono si è voluto offrire al lettore — studioso od operatore pratico, che comunque ambisca a mantenere consapevolezza degli strumenti sempre più complessi che caratterizzano oggi l’attività del giurista — un quadro dell’attuale stato della scienza giuridica italiana relativa a una categoria ordinante fondamentale del diritto civile e, in un momento in cui si comincia a discorrere di revisione di alcune parti del codice civile, in particolare del libro IV e della disciplina del contratto in esso contenuta, di fornire una base scientifica adeguata.
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L'opera affronta vari aspetti dell'attuale evoluzione del contratto collettivo di categoria nel sistema privato, sulla base di una riflessione teorica unita alla considerazione dell'evoluzione organizzativa ed economica dell'attuale impresa italiana. Sulla scorta della concezione civilistica, il contributo riflette sulle recenti e delicate dinamiche delle relazioni industriali, cercando la soluzione dei molti, relativi conflitti. Con attenzione per l'evoluzione della retribuzione fissata dall'accordo di categoria e per il raccordo con le intese aziendali e locali, lo studio si interroga sull'esattezza delle indicazioni giurisprudenziali e propone una complessiva visione del contratto nella moderna società, di fronte alla crisi dell'ordinamento intersindacale, alle proposte di intervento normativo e al fenomeno dei cosiddetti negozi "pirata".
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