Ultimi arrivi

Voilà un siècle, l'une des plus grandes batailles idéologiques et politiques de notre histoire se concluait par un vote exemplaire : la loi de séparation des Eglises et de l'Etat mettait un terme à la guerre séculaire entre deux France ; elle ouvrait la voie à la laïcité qui, comme toute grande idée française, tend à l'universel et marque déjà de son empreinte la construction européenne. C'est l'établissement et le caractère de cette coexistence pacifique entre l'Etat et les religions, dans le respect de la liberté de conscience de tous les citoyens, que ce livre retrace. Introduits par l'historien Jean-Michel Gaillard, biographe de Jules Ferry, choisis et présentés par Yves Bruley, les textes sont puisés à quatre sources : débats parlementaires ; circulaires aux préfets ; archives inédites ; articles de presse de l'époque et mémoires de grands acteurs dont Aristide Briand, rapporteur de la loi, Jean Jaurès, Emile Combes, Joseph Caillaux, Georges Clemenceau, Anatole France, Maurice Barrès... En ce moment où il ne suffit plus d'affirmer la lumineuse nécessité de cette loi mais d'en défendre aussi le principe, il est naturel et légitime que Dominique de Villepin, ministre de l'Intérieur, mais aussi connaisseur de la période, ait tenu à initier ce recueil. II donne ainsi à cette célébration pédagogique et républicaine son sens contemporain.
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Protagoniste di buona parte del Novecento, a partire dagli anni Sessanta e Settanta le "masse" iniziano a perdere la loro centralità politica, insidiate da nuovo soggetto emergente, il "pubblico" formato dalla sterminata platea televisiva. Oggi i social media innescano la frammentazione del "pubblico" in una pluralità di segmenti privi di radicamento in una sfera comunicativa comune. Dopo esserci lasciati alle spalle la vecchia democrazia dei partiti, ci stiamo così allontanando anche dal modello della democrazia del pubblico. Forse ci troviamo già in una bubble democracy, un nuovo assetto in cui il "pubblico" si dissolve in una miriade di "bolle" in larga parte autoreferenziali e in cui vengono rafforzati i meccanismi di polarizzazione.
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L'Almanacco di Filosofia e Politica, diretto da Roberto Esposito, intende costituire lo spazio aperto per una riflessione sulla politica - sul suo statuto, sulle sue crisi, sulle sue potenzialità - da un punto di vista filosofico. Non dunque ricerca storico-filologica sui concetti politici, né analisi empirica di carattere sociologico o politologico sulla cronaca politica. Ciò che l'Almanacco intende attivare è un'interrogazione rigorosamente filosofica sull'attualità. La domanda di fondo da cui nascono questi saggi riguarda la relazione tra la crisi globale della politica e i punti ciechi del pensiero contemporaneo. Quali paradigmi teorici hanno contribuito a provocare, o hanno reso possibile, tale cedimento? Ma scopo dell'Almanacco è soprattutto quello di elaborare nuove categorie capaci di riaprire un varco in un orizzonte apparentemente chiuso. Che contributo la filosofia può dare per inaugurare una nuova stagione politica? Il volume curato da Mattia Di Pierro e Francesco Marchesi, "Crisi dell'immanenza" - che ha per oggetto i concetti di potere, conflitto, istituzione -, consta di tre sezioni. La prima costituita da saggi di alcuni tra i più affermati filosofi contemporanei come Roberto Esposito, Donatella Di Cesare, Laura Bazzicalupo, Simona Forti, Christian Laval e Mario Tronfi; la seconda da interventi di studiosi più giovani riuniti in un progetto di ricerca collettivo; la terza da testi di autori ormai classici, quali Michel Foucault, Claude Lefort, Ernesto Laclau, inediti in italiano e concentrati sul rapporto tra politica e immanenza.
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L'Almanacco di Filosofia e Politica, diretto da Roberto Esposito, intende essere uno spazio aperto per una riflessione sulla politica - sul suo statuto, sulle sue crisi, sulle sue potenzialità - da un punto di vista filosofico. Non si tratta dunque di una ricerca storico-filologica sui concetti politici, né di un'analisi empirica di carattere sociologico o politologico sulla cronaca politica. Ciò che l'Almanacco intende attivare è un'interrogazione rigorosamente filosofica sull'attualità. La domanda di fondo da cui nascono questi saggi riguarda la relazione tra la crisi globale della politica e i punti ciechi del pensiero contemporaneo. Quali paradigmi teorici hanno contribuito a provocare, o hanno reso possibile, tale cedimento? Ma scopo dell'Almanacco è soprattutto quello di elaborare nuove categorie capaci di riaprire un varco in un orizzonte apparentemente chiuso. Che contributo può dare, la filosofia, per avviare una nuova stagione politica? Il terzo volume si colloca nel solco tracciato dai primi due. In esso si riflette sulle molteplici forme assunte dal conflitto politico: istituzione, sovranità, egemonia, democrazia. I contenuti sono organizzati in tre sezioni. La prima si apre con un dialogo tra Roberto Esposito e Carlo Galli, seguito da saggi di Étienne Balibar, John P. McCormick, Oliver Marchart, Sandro Mezzadra, Geminello Preterossi e Jacques Rancière. La seconda si compone invece degli interventi di studiosi più giovani che durante l'anno partecipano a un progetto di ricerca collettivo. La terza è interamente dedicata a un importante scritto di Neal Wood su Machiavelli, accompagnato da un saggio di Gabriele Pedullà.
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Rights are usually viewed as defensive concepts representing mankind’s highest aspirations to protect the vulnerable and uplift the downtrodden. But since the Enlightenment, political combatants have also used rights belligerently, to batter despised communities, demolish existing institutions, and smash opposing ideas. Delving into a range of historical and contemporary conflicts from all areas of the globe, Rights as Weapons focuses on the underexamined ways in which the powerful wield rights as aggressive weapons against the weak. Clifford Bob looks at how political forces use rights as rallying cries: naturalizing novel claims as rights inherent in humanity, absolutizing them as trumps over rival interests or community concerns, universalizing them as transcultural and transhistorical, and depoliticizing them as concepts beyond debate. He shows how powerful proponents employ rights as camouflage to cover ulterior motives, as crowbars to break rival coalitions, as blockades to suppress subordinate groups, as spears to puncture discrete policies, and as dynamite to explode whole societies. And he demonstrates how the targets of rights campaigns repulse such assaults, using their own rights-like weapons: denying the abuses they are accused of, constructing rival rights to protect themselves, portraying themselves as victims rather than violators, and repudiating authoritative decisions against them. This sophisticated framework is applied to a diverse range of examples, including nineteenth-century voting rights movements; the American civil rights movement; nationalist, populist, and religious movements in today’s Europe; and internationalized conflicts related to Palestinian self-determination, animal rights, gay rights, and transgender rights. Comparing key episodes in the deployment of rights, Rights as Weapons opens new perspectives on an idea that is central to legal and political conflicts.
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In 1880 the continent of Africa was largely unexplored by Europeans. Less than thirty years later, only Liberia and Ethiopia remained unconquered by them. The rest - 10 million square miles with 110 million bewildered new subjects - had been carved up by five European powers (and one extraordinary individual) in the name of Commerce, Christianity, 'Civilization' and Conquest. The Scramble for Africa is the first full-scale study of that extraordinary episode in history
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La globalizzazione è il concetto più impiegato per caratterizzare l'epoca in cui viviamo; essa è, per così dire, la quintessenza della contemporaneità. Ma le sue radici affondano addirittura nel Medioevo, e i processi che hanno portato alla condizione odierna sono attivi da tempo, da ben prima che il concetto di globalizzazione venisse coniato, e sono l'espansione europea, il sorgere di un'economia mondiale, la connessione dei continenti attraverso le emigrazioni di massa, l'allargamennto planetario delle relazioni internazionali, e la formazione di una cultura cosmopolita.
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