Ultimi arrivi

Il volume, uscito per la collana I quaderni del Castello di Elsinore, raccoglie gli atti di un convegno tenuto ad Alba dal 30 ottobre al 1 novembre 2001. Alcuni interventi hanno affrontato l'argomento proposto dal titolo guardando al rapporto fra strutture di produzione o fruizione spettacolari e città moderna: Casetti parla dell'integrazione delle sale cinematografiche nel "palcoscenico" urbano, Bianchi dell'uso di spazi "impropri" da parte dell'avanguardia teatrale americana, Bertinetti e Perrelli dei teatri di Londra e Stoccolma all'inizio dello scorso secolo, Rassu della fondazione del Piccolo, Prono della storia di Torino come location cinematografica. La prospettiva generalmente preferita è stata però quella dell'analisi dell'immagine (e dell'immaginario) della metropoli nella drammaturgia (nel senso più ampio) novecentesca
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Alcune linee attraversano e collegano fra di loro i saggi che qui si presentano, consentendo di leggere il disegno complessivo a cui rispondono, quello cioè di esplorare non solo le nuove configurazioni che affiorano dopo che il digitale ha “esploso” – o imploso – modi, mezzi e oggetti (se vogliamo attenerci alle categorie classiche della drammaturgia), ma anche di saggiare, a fronte di questo compito, la tenuta complessiva degli apparati metodologici che il fine-millennio ci ha consegnato. In questa prospettiva i punti di osservazione più idonei si attestano nelle zone di “confine”, per cogliervi i processi di slittamento, la dissoluzione progressiva delle frontiere, lo scambio sempre più frequente fra le marche che segnalano la diversità dei territori, invalidandone ogni proprietà identitaria. Abitarne le linee infatti significa il più delle volte denunciarne la virtualità, privarsi delle funzioni distintive e oppositive che ci consegnano. Azioni in loop, percorsi di smarrimento, tempi reiterati, immagini aptiche sono segni sintomatici di un'assenza, di una sensibilità dei diversi enunciati a configurarsi in modalità nelle quali né si dà ai casi tutela narrativa, né il mandato narrativo è affidato alla composizione dei casi. È l'altro lato del mondo digitale, che invece sembrerebbe destinato a resuscitare i fasti della narrazione classica moltiplicandone i ribaltamenti e accreditandola con l'iperrealismo degli effetti speciali e con l'ipertrofia dei processi di pre e postproduzione; piuttosto che per proliferazione delle vertigini metatestuali, i passages qui esplorati, ospitano il pensiero del mutamento per la perdita di corpo e luogo che esibiscono, per l'esperienza del vuoto che manifestano.
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Dalla camminata in precario equilibrio di un funambolo alla passeggiata spaziale di un astronauta sospeso nello spazio siderale, questo libro offre un vertiginoso percorso nelle forme con cui il cinema contemporaneo coinvolge e sconvolge lo spettatore intensificando le sue percezioni e le sue emozioni. Per la prima volta nell'ambito degli studi sull'esperienza filmica, il paradigma della cognizione incorporata e l'ipotesi della simulazione incarnata vengono adottati per descrivere la relazione dello spettatore con i personaggi e con i mondi della finzione cinematografica, in un serrato dialogo fra teorie del cinema, estetica e neuroscienze cognitive. Acrobazia, caduta, impatto, capovolgimento, deriva sono le cinque tappe di questa esplorazione - quasi un unico movimento che scaturisce dalla capacità del film di attivare la mente e il corpo dello spettatore e che conduce quest'ultimo verso il senso più profondo e umano dell'atto di partecipare empaticamente alle azioni, alle emozioni e ai desideri del personaggio.
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