Ultimi arrivi

Nella tarda antichità gli “ultimi pagani” e gli gnostici si trovarono nella necessità di elaborare specifiche strategie argomentative per far fronte alla crisi causata dall’avvento e dalla diffusione del Cristianesimo e dal consolidarsi della “Grande Chiesa”. I saggi offerti in questo libro indagano le pieghe di un pensiero, tardo ellenico e gnostico, che ripensa e rimodella se stesso, quasi “specchiandosi nell’altro”, a scopo di resistenza e di resilienza. In tal modo viene ad assumere valenze non tanto anticristiane, quanto piuttosto post-cristiane, offrendo così – pur nel rispetto dell’ineliminabile distanza storica – aspetti di affinità con il mondo contemporaneo post-cristiano.
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Si è discusso in passato se eretico sia colui che è giudicato tale dalla Chiesa (Benedetto Croce), o se invece non sia chi sceglie di esserlo ribellandosi a ogni e qualunque comunione ecclesiastica (Delio Cantimori). In questo libro si incontrano eretici tanto dell'uno quanto dell'altro tipo, ma non solo: ci fu anche chi criticò la Chiesa senza per questo incorrere in condanne, anzi provocando un chiarimento positivo. Del resto, l'eresia (etimologicamente, "scelta") era stata giudicata dall'apostolo Paolo, nella cristianità allo stato nascente, un contributo utile alla ricerca della verità. Ma la parola, insieme con i fenomeni che designava, doveva attraversare secoli di storia e della storia non poteva sfuggire alla legge fondamentale: il mutamento. Così, man mano che i confini dell'ortodossia della Chiesa venivano fissati, ci fu sempre meno spazio per l'eretico, il che non impedì alla pianta del dissenso religioso di mettere radici e moltiplicare le sue forme. Ma come nascono le eresie? I casi e le questioni di cui si parla nei saggi qui raccolti appartengono per lo più alla storia della cultura e della vita religiosa italiana nella prima età moderna, segnata dalla Riforma protestante e dalla reazione cattolica. La frattura dell'unità religiosa europea e i nuovi legami formatisi tra poteri statali e confessioni religiose dovevano esportare i confronti e i conflitti oltre i confini del vecchio mondo. Al contempo, è in quest'epoca che nasce lo studio moderno della religione quando, con Machiavelli, "religione" diventa un termine neutro, valido per indicare e confrontare religioni diverse, e si accantona la distinzione tra l'unica vera e le false.
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Herakles Inside and Outside the Church: from the first Apologists to the Quattrocento explores the reception of the ancient Greek hero Herakles (the Roman Hercules) in the predominantly Christian cultures which succeeded classical antiquity in Europe. Each chapter takes a particular literary or visual incarnation, grappling with the question of the hero’s significance within the early Church, in less formal contexts, and beyond Christendom in his unexpected role as Buddha’s companion in Gandharan art.
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Eresia, magia e stregoneria, ma anche vicende di minoranze ebraiche nell'Italia della prima età moderna sono i temi dei saggi raccolti in questo volume. L'opera si apre con una ricognizione storica dell'idea cristiana di coscienza e affronta poi casi di interventi dei tribunali dell'Inquisizione e della confessione sacramentale per snidare e colpire la diffusione di dottrine e letture proibite. Le ricerche sono state svolte prima e dopo la cesura del 1998, quando l'allora prefetto della Congregazione vaticana per la Dottrina della Fede, cardinale Joseph Ratzinger, annunziò l'apertura a tutti gli studiosi della consultazione dei documenti, fino ad allora inaccessibili, conservati negli archivi dell'antica Congregazione del Sant'Uffizio dell'Inquisizione, nata nel 1542, e della Congregazione dell'Indice, istituita nel 1571. Questa decisione epocale, presa dalla Chiesa in vista del solenne passaggio di millennio, ha offerto la possibilità di conoscere importanti fonti vaticane sull'opera del tribunale supremo della fede preposto al governo della rete di vicari attivi in area italiana e alla soluzione dei dubbi via via emergenti nell'opera dei missionari dentro e fuori d'Europa.
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A William Barclay (1546-1608), giurista e filosofo, scozzese di origine, ma francese di adozione, toccò il destino di inaugurare la modernità attraverso la riformulazione di una teoria antica, quella del diritto divino dei re. Noto per aver dato un nome alla minaccia 'monarcomaca' nel suo De regno (Parigi, 1600), fu autore di un finora dimenticato De potestate Papae (postumo, 1609), di cui si presenta per la prima volta al lettore italiano l'edizione, la traduzione e il commento. L'essere stato campione del diritto divino dei re se gli meritò subitanee traduzioni in inglese e in francese, nonché la veemente replica di Roberto Bellarmino e l'attenzione di fra Paolo Sarpi, fu probabilmente all'origine della sua sfortuna presso i posteri. Avvocato dell'assolutismo e dei suoi diritti, come lo ricorda John Locke, si impegnò nel trasferimento della sacralità del potere e dell'obbedienza a esso correlata dalla corte pontificia romana alle corti politiche europee.
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