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Jacques Le Goff is a prominent figure in the tradition of French medieval scholarship, profoundly influenced by the Annales school, notably, Bloch, Febvre, and Braudel, and by the ethnographers and anthropologists Mauss, Dumézil, and Lévi-Strauss. In building his argument for "another Middle Ages" (un autre moyen âge), Le Goff documents the emergence of the collective mentalité from many sources with scholarship both imaginative and exact
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Due protagonisti: Venezia e il Grande Turco nel XVI e XVII secolo. La prima, grande potenza commerciale e marittima, si pone come la cittadella senza mura, difesa da eccellenti istituzioni e da devoti cittadini. Davanti a lei si erge il maggiore nemico della cristianità, che esercita sugli spiriti un fascino in cui si combinano ammirazione e avversione. Erede degli imperi del passato, il Grande Turco sembra voler instaurare una monarchia universale. Machiavelli lo pone sullo stesso piano dei maggiori sovrani della storia, ma due secoli più tardi, è lo stesso Grande Turco a fornire a Montesquieu il modello del suo famoso despota orientale. Perché questo rovesciamento? In che modo il magnifico sultano diventa mostruoso tiranno? Attraverso la storia dei rapporti tumultuosi tra Islam e Cristianità, l'autrice offre una riflessione su un fondamentale capovolgimento della coscienza politica europea.Ponendo l'attenzione su Venezia, questo saggio si sviluppa sulla falsariga di un libretto d'opera, richiamandosi alla settecentesca "Juditha Triumphans" di Vivaldi, dove Venezia-Giuditta uccide nel sonno il Turco-Oloferne per liberare la città assediata
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La mostra “Via Appia, sulle ruine della magnificenza antica” è nata su un iniziativa della Soprintendenza Archeologica di Roma ed è stata presentata sia alla Fondazione Memmo di ROma che, successivamente, a Palazzo Memmo a Lecce.La Via Appia Antica, costruita da Oppia Claudio nel 312 a.C., fu chiamata regina viarum in quanto considerata già in antico tra le più importanti vie pubbliche. Univa infatti Roma al Mediterraneo attraverso il porto di Brindisi dove giungevano mercanzie dall’Africa, dall’Egitto, dall’Oriente e dalla Grecia.La mostra tratta appunto dell’Appia Romana e dell’Appia Pugliese e vuole essere un invito a considerare questa via come un unico straordinario monumento archeologico che attraversa tutta l’Italia meridionale.Nella prima sezione espositiva, che prende in considerazione l’Appia Romana, si succedono nelle sale del primo piano di Palazzo Ruspoli sculture provenienti dai sepolcri e dai colombari e gruppi scultorei che ornavano le grandi residenze imperiali.In particolare è esposto il materiale ritrovato nel sito della tomba di Claudia Semne (dei Musei Vaticani) e in quello della villa dei Quintili (del Museo Nazionale Romano). In mostra è stato ricostruito un colombario, prendendo a modello uno di quelli di Vigna Codini, dato che questa particolare tipologia sepolcrale è difficilmente visitabile. All’interno dell’ambiente sono inoltre esposti alcuni arredi dei colombari, ritratti e urne originali.La documentazione che testimonia l’Appia Cristiana è di straordinario valore. Per la prima volta la Pontificia Commissione d’Archeologia sacra presenta una ricostruzione in plastico della basilica circiforme recentemente scavata sulla via Ardeatina che modifica e rinnova la conoscenza delle prime presenze cristiane e dei successivi sviluppi dal IV al VIII secolo.Nella seconda sezione espositiva, l’Appia Pugliese è introdotta dalla presentazione della V satira di Orazio che racconta del viaggio che Orazio stesso aveva compiuto lungo l’Appia Antica, da Roma a Brindisi.La documentazione sulla Via Appia in Puglia riguarda Canosa Egnazia e il porto di Brindisi. Una serie di pezzi, rinvenuti nel porto, testimoniano i frequenti traffici antichi.I grandi siti archeologici sono accompagnati dalle illustrazioni di quei pittori che nei secoli hanno disegnato questa sorprendente e straordinaria fonte di opere d’arte, fortemente ambite dagli antiquari.Sono presenti in mostra, per la prima volta secondo una catalogazione sistematica, i disegni che il pittore romano Carlo Labruzzi fece, percorrendo la Via Appia da Roma a Capua alla fine del XVIII secolo (riprodotti dagli originali della biblioteca Sarti) e le illustrazioni, che pochi anni dopo accompagnarono la traduzione della satira di Orazio, tradotte da Annibal Caro.E’ nelle intenzioni dei promotori e organizzatori della mostra far si che questa importante ricerca, oltre a interessare e incuriosire il pubblico che solitamente visita le esposizioni, possa sollevare e rendere nuovamente attuale, il problema dell’Appia Antica.Dopo l’idea che Canova suggerì a Napoleone e cioè quella di creare un grande parco archeologico dal Campidoglio ai Castelli Romani, molte leggi sono state fatte e quasi un secolo fa fu realizzata la Passeggiata Archeologica.Oggi il problema della salvaguardia e del restauro dell’intero comprensorio dell’Appia Antica va affrontato nella sua globalità.
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