Ultimi arrivi

L'economia è una scienza sociale che aiuta a prendere decisioni. Crea cittadini e cittadine consapevoli, in grado di fare scelte vantaggiose, ma anche di giudicare le politiche economiche. Pur essendo una scienza che parte da principi fondamentali, l'economia si rapporta alla contemporaneità, e per questo studiare su un testo aggiornato è quanto mai importante. Questa settima edizione italiana è profondamente rinnovata nei contenuti, nei supporti all'apprendimento e negli esercizi, ed è inoltre dotata di risorse multimediali ancora più ricche rispetto alle edizioni precedenti. I nuovi argomenti spaziano dalle imprese tecnologiche, che ricorrono sempre di più agli economisti, ai social network che presentano molte delle caratteristiche problematiche tipiche delle risorse collettive, dalle criptovalute a come cambia la vita durante i periodi di iperinflazione, come è avvenuto recentemente in Venezuela. Molte delle rubriche che caratterizzano questo libro sono state rinnovate, o fanno la loro comparsa per la prima volta in questa edizione. Analisi di un caso: nuovi casi di studio legati a eventi della vita reale; Prima pagina: articoli estratti da giornali, riviste e notiziari online, che riportano spesso le opinioni di economisti autorevoli; introdotti brevemente dall'autore, in questa edizione sono seguiti per la prima volta da una serie di Spunti di discussione; Post scriptum: approfondimenti sulla storia del pensiero economico o chiarimenti di questioni tecniche; Chiedi agli esperti: nuove schede che riassumono i risultati di un sondaggio condotto tra gli economisti dell'IGM Economics Experts Panel, ai quali sono sottoposte affermazioni su cui devono esprimersi; i risultati sono presentati in corrispondenza degli argomenti trattati e servono per mostrare su quali punti la comunità scientifica è discorde. Alla fine di ogni paragrafo, i Quiz di verifica permettono l'autoverifica delle nozioni appena studiate; le risposte sono disponibili alla fine del capitolo. Sempre alla fine del capitolo sono presenti un Riepilogo e un elenco dei Concetti fondamentali, oltre a una sezione corposa di Domande di ripasso e Problemi e applicazioni.
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Geografie dello sviluppo affronta il tema del rapporto fra disuguaglianze e spazio geografico intrecciando teorie (dibattiti scientifici che spiegano come lo sviluppo abbia preso forma in determinati luoghi in passato, o come si presume avverrà), strategie (le pratiche concrete di governi, agenzie internazionali, Ong, comunità locali), ideologie (i sistemi di valori che guidano la definizione di obiettivi e visioni della società che si intende costruire) e politiche di sviluppo. Il punto di vista adottato è riassunto nei due aggettivi che figurano nel sottotitolo: critico e globale. La prospettiva è, innanzitutto, critica, perché ogni fatto sociale presenta sempre aspetti positivi e negativi, esiti virtuosi e altri potenzialmente perversi. Ogni spiegazione, per quanto convincente e fondata, rappresenta sempre un punto di vista parziale, fallibile, contestabile. Assumere una posizione critica significa allontanarsi da descrizioni semplicistiche e appiattite su toni celebrativi, normativi o stereotipati. Una geografia critica tenta quindi di problematizzare, piuttosto che offrire soluzioni, enfatizzando la complessità e dando voce a punti di vista 'diversi', anche lontani dalle logiche dei discorsi dominanti. In secondo luogo, la geografia discussa in questo volume intende orientarsi al globale. Questo non significa soltanto prendere in esame l'influenza della globalizzazione, quanto piuttosto - per riprendere una celebre espressione di Immanuel Wallerstein - riconoscere che esiste solamente uno e un solo mondo. Senza negare le enormi diversità che caratterizzano lo scenario contemporaneo, l'idea che vi siano teorie e modelli per il 'Sud' e altri per il 'Nord' lascia spazio alla constatazione di come il problema dello sviluppo prenda forma ovunque giungano i circuiti del capitale. Questa nuova edizione del libro, ampliata e aggiornata, tenta inoltre di utilizzare un linguaggio più neutrale rispetto al genere.
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In this book, the historical relationship between taxation and the political balance of power is investigated. The main goal is to test the hypothesis that a dialectical relationship exists between taxation and the political balance of power. Taxes can be used by those who are in power to maintain their power and, if possible, extend it. Then, there can be a counter-reaction, leading to a synthesis with a new balance of power with new taxes. The new tax system can, for example, initiate another reaction with political consequences. This presumed dialectical relationship is tested against experiences in 26 states, based on a unique overview of historical iconic tax events, with famous examples like the Eighty Years’ War between the Netherlands and Spain, the Glorious Revolution, the Boston Tea Party and the French Revolution. Most of the iconic tax events are related to the famous principle of “no taxation without representation”. This was first understood as “no taxation without consent of the elite” and later evolved towards “no taxation without a formal law adopted by the parliament”. Recently, there have been signs that many people no longer recognize themselves in politics in general and in national parliaments in particular. This can lead to developments that threaten the stability of the actual balance of power, likely with new consequences for taxation. This book provides abundant proof of how dictators have abused tax systems to suppress (presumed) enemies of the regime and enforce societal reforms. In the 20th century, there have been notorious examples of these kinds of repressive taxes in national-socialist and communist regimes. There have also been iconic tax events that supported democracy and the emancipation of citizens. However, “democratic taxes” sometimes also lead to threats to democracy, e.g. if these taxes cause conflicts with the equality principle or do not sufficiently respect the rights of minorities or fundamental rights. Part 1 of this book is the General Report, with overall conclusions. Part 2 contains seven thematic reports, and Part 3 contains 26 national reports.
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There is a wide consensus among economists and policy makers on the fact that foreign direct investment play a key role in fostering industrial and economic development. It is increasingly important, thus, for industrializing countries to build an institutional capacity able to attract investors and to maximize their positive impacts on the local economy. In this content, institutional capacity building consists in a group of policies finalized to the creation of a legal framework, and of an institutional, economic and social environment which permit at the same time to attract international investments and to maximize their positive effects on the local economy. Economic theory and evidence tell us that positive effects of the FDI presence in a country are not naturally given; there is a need, indeed, for the presence of many conditions in order to produce these virtuous effect. In this sense the idea of institutional capacity building should go well behind the pure incentives to attract FDI. In this book we analyse the issue of the institutional capacity building from both a theorical and a practical perspective. Latin America has experienced a great boom in FDI received during the 1990's: than, after a slow down during the first years of the 2000's, it is, in recent years, well recovering. Peru, in particular, represents an extremely interesting case from the point of view of FDI and policies. Thanks to several surveys and interviews carried out on the field, we go through the evolutions of nine different sectors (agro-industry, electricity, hydrocarbons, mining, textiles and clothing, agriculture, fisheries, telecommunications and tourism) in Peru describing their characteristics and designing future perspectives. The policy mix to approach the link between multinational enterprises, local firms and institutions should take into account the peculiarity of each sector as the degree of physic and human capital intensity, or the degree of foreign direct presence and export orientation. We propose a specific development strategy for each sector, based of different forms of innovation systems, industrial clustering and human capital policy. We also suggest which role universities, research and technical institutions, big firms and financial institutions could have in this process. The contribution of each and any of these actors is necessary for building a successful institutional capacity in Peru and, more generally, in the whole Latin America.
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La recente crisi finanziaria e dei debiti sovrani, nell’evidenziare gli effetti degenerativi di un capitalismo avanzato, ha causato eventi di difficile governabilità che hanno sottoposto a dura prova la tenuta del complesso istituzionale europeo. La regolazione non è stata in grado di contrastare adeguatamente le turbolenze finanziarie che hanno minato la costruzione dell’UE. Da qui l’esigenza di individuare le ragioni di tale realtà; cui si accompagna la mancata realizzazione di un’osmosi tra i paesi aderenti alla Unione. Chiarire le incertezze, le contraddizioni tuttora riscontrabili all’interno del contesto regionale europeo è l’obiettivo che devono proporsi le indagini volte ad identificare il cammino da seguire in vista del superamento di quella che, a parere di molti, viene qualificata come una «crisi di sistema». L’analisi va, pertanto, orientata alle forme esplicative del rapporto tra politica e finanza, cui si ricollega l’equilibrio socio economico dell’UE e, più in generale, il conseguimento di una paritaria linea di sviluppo dei suoi membri. Vengono in considerazione le modalità con cui la politica è intervenuta nella gestione dei processi economici: si comprende la ragione per cui l’adozione del modello intergovernativo sia divenuta causa di ritardi e divergenze tra gli Stati membri, stante la sua riferibilità agli interessi nazionali. Rileva, altresì, l’impegno della tecnica (evidenziato dagli interventi effettuati dalla BCE negli ultimi anni) che assolve ad una funzione di supplenza, senza riuscire ad attivare spinte propulsive (proprie della politica) verso più elevati livelli di coesione tra i differenti paesi. Le disfunzioni di un sistema disancorato dalla politica hanno determinato un significativo gap tra i componenti dell’Unione, rendendo difficile la convergenza tra i medesimi anche a causa degli effetti negativi delle ‘misure di rigore’ imposte dai vertici europei. La situazione geopolitica del ‘vecchio continente’ attesta, per altro verso, come all’accentuazione di tale divario faccia riscontro un atteggiamento egemone della Germania, con ovvi riflessi sulla tenuta dell’asse franco tedesco e sull’ambivalenza comportamentale del Regno Unito. Il «caso Grecia» e le dinamiche del suo salvataggio individuano un emblematico aspetto di tale realtà. Sono andate deluse le aspettative dell’euro ed è stata messa in discussione la tesi della sua irreversibilità, a fronte di un crescente dilagare di tendenze euroscettiche e populiste. Ricorrono i presupposti di una ‘crisi identitaria’ con riguardo all’identificazione di un ‘destino comune’ dei popoli dell’UE; il dubbio che il ‘sogno europeo’ sia stato forse troppo ambizioso appare, tuttavia, sconfessato dal forte senso di unitarietà che l’Europa riesce ancora ad esprimere nei momenti di comune difficoltà.
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