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A distanza di mezzo secolo dall’Unità l’Italia non sembra ancora «una». L’immagine di «due Italie» ricorre frequentemente nel dibattito tra intellettuali, politici, uomini di scuola. Una contrapposizione particolarmente vivace sul terreno scolastico. In questo scenario si stagliano come protagonisti Luigi Credaro e Giovanni Gentile, alfieri di due dilferenti Italie pedagogiche e scolastiche. Entrambi cultori di interessi educativi e ministri dell’Istruzione, furono promotori di importanti riforme, anche se con destini opposti, interpretando ciascuno un’idea e un progetto di nazione. Nel ricostruire le visioni contrastanti che li animarono, il libro illustra le origini della pedagogia moderna e il ruolo delle istituzioni scolastiche nella formazione dell’identità italiana.
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In ogni congresso del Partito popolare italiano fu sempre riservato spazio alla questione scolastica, divenuta nei primi anni Venti uno dei principali temi di scontro politico. In essa - in particolare nell'istruzione professionale, campo in cui i cattolici furono all'avanguardia - don Luigi Sturzo vedeva uno strumento privilegiato per l'elevazione delle classi subalterne e uno spazio di libertà da difendere dall'invadenza dello Stato. Nella scuola insomma andavano a incontrarsi le principali battaglie del popolarismo: l'autonomia municipale, il sostegno alle classi più povere, la difesa della libertà religiosa. Questo libro mette in luce il maturare di tale consapevolezza nella vicenda biografica e negli scritti di don Luigi Sturzo, dagli anni in cui fu prima studente e poi insegnante di seminario, fino a quando, ormai anziano, intervenne a proposito del dibattito in corso all'Assemblea costituente, passando per il periodo della segreteria del PPI e per il lungo tempo trascorso in esilio. Pochi tra i suoi biografi hanno ricordato che tra il 1912 e il 1917 era stato presidente regionale della "Nicolò Tommaseo" siciliana, l'associazione dei maestri cattolici, e che fu a capo del Segretariato "Pro Schola" dell'Unione popolare e membro del Consiglio provinciale scolastico di Catania, maturando così una diretta conoscenza dei problemi della scuola italiana.
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Com'è organizzata la scuola in Italia? Chi sono gli attori che, quotidianamente, la fanno funzionare? Quali sono i risultati del sistema di istruzione, in termini di efficacia ed equità? È possibile migliorarli? Gianluca Argentin rende conto del fitto intreccio tra società e sistema scolastico, analizzandone potenzialità e limiti e mostrando perché riformarlo non è semplice. Cambiare la scuola è una sfida politicamente ardita, con vincoli stringenti, esiti incerti e ricadute che si possono apprezzare solo su tempi lunghi. Si tratta però anche di una necessità, come ben sanno insegnanti, dirigenti e studenti: cambiare la scuola serve non solo per sciogliere i suoi molti nodi, ma anche per far fronte ai profondi mutamenti in corso nel tessuto sociale ed economico.
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Questo libro parte dalla considerazione che pochi scritti di Célestin Freinet sono oggi disponibili in lingua italiana, quelli pubblicati in passato sono quasi tutti esauriti, inoltre non hanno solo interesse storico. La pedagogia non è solo pensiero, teoria sull'educazione o programmazione didattica: pubblicare questo testo di Freinet in una nuova traduzione significa fornire a tutti i docenti un'occasione per riflettere sulla propria azione professionale nella direzione di una "pedagogia dell'emancipazione". E farlo sullo sfondo delle problematiche, dei radicali cambiamenti sociali, culturali e tecnologici a quasi sessant'anni dalla prima edizione francese di questo testo comporta inevitabilmente porsi degli interrogativi altrettanto radicali sull'educazione, sull'insegnamento, sull'efficacia dell'azione didattica, in particolare nella scuola di base. Che cosa ha valore per la scuola e i docenti di oggi di quanto Freinet pensava e ha sperimentato nel suo tempo? Come le sue tecniche si traducono, con i mezzi - informatici e non - di cui noi disponiamo?
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Prete dell'Oratorio di Francia, Lucien Laberthonnière (1860-1932) è stato uno dei più vigorosi pensatori cristiani del primo Novecento. Questo volume offre la prima raccolta completa dei suoi scritti pedagogici, compresi alcuni inediti. Tra i testi presentati spicca la Teoria dell'educazione (1901), dove l'autore espone la sua concezione dell'autorità-servizio, che dal contesto educativo estende a tutte le forme che l'autorità assume nelle diverse società, e in particolare nella Chiesa, società spirituale per eccellenza. Alcuni contributi mostrano, per altro, una riflessione attenta non solo ai grandi principi, ma anche ai concreti problemi scolastici e didattici. Chiude la raccolta un singolare testo del 1929, dove Laberthonnière, sollecitato a riflettere sulla natura di una scuola laica, auspica l'avvento di un ambiente educativo che, evitando le derive tanto del confessionalismo quanto della neutralità, si sforzi d'essere una scuola di ricerca e di dialogo.
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