Ultimi arrivi

Quella della malattia è un'esperienza sempre più diffusa nei nostri tempi. Paradossalmente, è proprio grazie ai progressi della medicina che spesso si prolunga, insieme con la nostra vita, anche la delicata e dolorosa permanenza nel «regno dello star male». Non siamo semplici pazienti: rimaniamo persone che cercano di scendere a patti, giorno dopo giorno, con la sofferenza fisica. Ecco perché non si può arrivare impreparati a un momento così importante. Ci vogliono una guida e un compagno, servono riflessioni e strumenti, sono necessarie le storie di chi ci è già passato. C'è bisogno, in una parola, di raccontare. In un libro che ormai merita il titolo di classico, Arthur W. Frank riesce a fornire tutto questo: ci aiuta a capire, elaborando tre modelli narrativi che hanno fatto storia, come il corpo si esprima attraverso la testimonianza della malattia. Un'opera unica, capace di tenere insieme, in un modo comunque accessibile, la sociologia e la psicologia, la filosofia e l'antropologia, raccogliendo una serie di storie toccanti, compresa quella dell'autore. Un saggio imprescindibile per gli addetti ai lavori - i professionisti della salute, gli studenti e i ricercatori -, ma anche per quanti si trovino a dover prestare orecchio alla voce della sofferenza, propria e altrui. Perché siamo tutti narratori feriti. O tutti possiamo esserlo.
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La drammatica vita di nove personaggi storici giapponesi e la parabola tragica dei piloti kamikaze della II Guerra Mondiale: circostanze diverse, scelte diverse, ma in comune la sconfitta e l’annientamento. Il geniale condottiero Yamato Takeru, che nel IV secolo d.C. morì in solitudine a meno di trent’anni tentando di consegnare un messaggio all’Imperatore; il valoroso guerriero Yorozu, che scelse la parte perdente nella guerra tra Soga e Mononobe nel 587 e si suicidò piuttosto che subire l’ignominia della cattura; il principe Arima no Miko, che fu vittima delle subdole manovre di suo cugino e sulla base di dubbie prove fu giustiziato per tradimento nel 658 a soli 18 anni; il raffinato poeta e studioso Sugawara no Michizane, che morì in esilio nel 903; Minamoto no Yoshitsune, che fu artefice di una serie di brillanti vittorie militari ma nel 1189 fu costretto dal fratello a fare harakiri; Kusunoki Masashige, paladino dell’Imperatore Godaigo, suicida nel 1336 per la vergogna di una sconfitta; Amakusa Shiro, conosciuto come “il Messia giapponese”, giovane martire cristiano e tra i leader di una insurrezione contro i Tokugawa che fu soffocata nel sangue nel 1638; l’ispettore di polizia Oshio Heihachiro, che nel 1837 si suicidò dopo il fallimento di una rivolta della popolazione affamata da lui guidata per ottenere migliori condizioni di vita; Saigo Takamori, statista, poeta e samurai dissidente schiacciato assieme a tutti i suoi seguaci dal potere del regime Meiji. Sono tutti espressione della cosiddetta hoganbiiki, la “simpatia per il perdente”, un sentimento profondamente radicato nella cultura giapponese, contrariamente a quella occidentale che incensa esclusivamente i vincitori. Una cavalcata affascinante e documentatissima che Morris, probabilmente il massimo esperto europeo di Storia orientale, domina con padronanza, senso della misura e gusto squisito. Scritto nel 1975 ed edito in Italia nel 1983, La nobiltà della sconfitta è rapidamente divenuto introvabile: Guanda nel 2003 ha realizzato una nuova ristampa che lo ha reso nuovamente disponibile, ma solo per pochi anni.
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Alors que l’on croyait en avoir fini avec le fait religieux sous la poussée d’une modernité occidentale qui semblait en avoir fortement réduit l’impact social, la religion occupe à nouveau une place centrale dans l’actualité française. Au cœur de discussions et polémiques, elle figure également à l’agenda politique, les autorités publiques cherchant à redéfinir aussi bien les conditions d’exercice de la liberté religieuse et ses limites que le point d’équilibre à trouver pour garantir la neutralité religieuse de l’État dans la société. Dans ce contexte, les diverses religions relisent leurs traditions et l’actualisent, suscitant des réactions diverses en leur sein.Cet ouvrage présente les données les plus actuelles sur les reconfigurations contemporaines du religieux en France : net décrochage du catholicisme, progression des « sans religion », pluralisation accentuée, essor de certaines croyances, brouillage des frontières entre religieux et non-religieux… Congédiant l’idée selon laquelle plus de modernité signifierait moins de religion, il vient également montrer que, bien au contraire, l’ultramodernité contemporaine, pénétrée d’incertitudes, entraîne de profonds bouleversements du religieux qui ont des conséquences politiques, sociales et culturelles dont on ne mesure pas encore suffisamment l’ampleur.
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Siamo entrati in una nuova era del dibattito pubblico caratterizzata da una crescente «disintermediazione» della politica, una proliferazione delle opportunità comunicative e una distribuzione del potere e della visibilità supportate anche dalla diffusione di internet. Il dibattito pubblico è quindi sempre più frutto di una sorta di collage nel quale confluiscono voci e posizioni autorevoli e ufficiali, voci dell'opposizione, voci minoritarie che chiedono rappresentanza, voci di cittadini scoraggiati o indispettiti, voci di troll di professione che cercano di aumentare il volume del rumore. È in questo scenario che vediamo emergere fenomeni come l'inciviltà, la disinformazione e la polarizzazione che sembrano rendere il clima sociale e politico più tossico. Gli autori mostrano, però, come si tratti di «sintomi» della trasformazione del dibattito pubblico e non di «cause» che ne determinano il deterioramento e come il dibattito pubblico sia ancora vivo e abbia un futuro, seppure con tratti profondamente diversi da quelli del passato.
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